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Navigazione | Gianluigi Conti (Ben) IZ4BZC
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Identificare gli astri, seconda puntata

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Per coloro che hanno avuto la pazienza di seguire l’articolo precedente e la costanza per costruirsi lo strumento descritto, ecco una piccola ricompensa, con un articolo che mostra in pochi e semplici passi come identificare un astro, una volta presa la sua altezza, il tempo dell’osservazione ed il suo azimut.
Per questo tipo di esercizio, il materiale occorrente è quello che potete vedere nella foto seguente:

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Lo strumento che avete costruito secondo le istruzioni del precedente articolo;
Le effemeridi nautiche relative al periodo di osservazione;
Un taccuino ed una matita;
Una piccola bussola da rilevamento a mano;
Lo StarFinder 2102D;
e naturalmente un orologio con l’indicazione dei secondi di cui abbiate controllato la precisione rispetto ad un segnale orario

 

A questo punto non vi resta che uscire in giardino, individuare un astro (anche in uno scorcio fra nuvole) che avrete cura di scegliere tra i più luminosi in vista in modo da avere ottime probabilità che si tratti di un corpo celeste fra quelli utilizzati per la navigazione astronomica, e puntando il vostro strumento in modo da vederlo allineato all’interno del dispositivo di mira che avrete costruito utilizzando una stecca da poster oppure una cannuccia, leggere l’angolo di altezza segnato dal filo a piombo contro la scala del goniometro. Vi servirà un po’ di esercizio per imparare a fermare il filo a piombo contro la scala graduata del goniometro per leggere l’angolo con una certa precisione, ma imparerete presto il trucco che più vi si addice. Ricordate sempre di sottrarre 90° alla lettura effettiva poiché il vostro orizzonte corrisponde appunto a 90° sulla vostra scala, nella foto l’esempio dell’angolo letto corrisponde a circa 26° e 30′.

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Se avete con voi un assistente potete dare lo stop per la registrazione del tempo esatto dell’osservazione, ma se siete soli potrete contare il tempo mentalmente: milleuno, milledue, milletre, etc. fino al momento in cui potrete leggere il quadrante dell’orologio (iniziando sempre dai secondi).
Una volta appuntato il tempo dell’osservazione e l’angolo di altezza misurato, potete misurare l’angolo dell’azimut approssimativo usando la bussola da rilevamento a mano.
Ecco un’istantanea del taccuino contenente questi dati che come potete vedere corrispondono ad un’altezza di 26° e 30′ misurata alle ore 20 53 minuti e 40 secondi, con un azimut di circa 162° (ricordate sempre di tenere conto della declinazione magnetica del luogo, visto che lo StarFinder si basa su un Azimut vero e non magnetico):

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Ho capito che l’astro osservato era una stella per il fatto che, pur essendo estremamente luminosa, baluginava, al contrario di un pianeta che avrebbe avuto una luce più fissa oltre a trovarsi più o meno sulla linea dell’eclittica.
Non ci resta che registrare la nostra posizione, magari avvalendoci di Google Maps, una volta indicato il punto sulla carta o visione satellitare, cliccando con il tasto destro e selezionando dal menu rapido la voce “Che cosa c’è qui?”, vedrete comparire le coordinate nella casella di ricerca in alto.
Ed ora possiamo tuffarci nei nostri calcoli:
Prima di tutto dobbiamo riportare l’ora dell’osservazione al GMT (nel nostro caso, sottraendo un’ora all’orario del nostro fuso locale), in questo modo la nuova ora GMT sarà 19h 53m 40s;
Poi dovremo andare a cercare nelle effemeridi nautiche, nelle pagine pagine giornaliere corrispondenti alla nostra data, il tempo sidereo Ts corrispondente alle ore 19 che, come si vede nella figura seguente è 59°07.1′;

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A questo dovremo aggiungere le parti proporzionali corrispondenti ai 53m e 40s andando alle pagine azzurre corrispondenti e leggendo il valore nella colonna del Ts che è di 13°27.2′ come si vede nella figura seguente:

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Una volta sommati questi due valori ed ottenuto il Ts del tempo dell’osservazione, non ci resta che ottenere l’angolo orario riferito al meridiano locale “t”, sommando il valore della nostra longitudine (sommare se E, sottrarre se W) che come si vede nella foto successiva è 84°50.6′:

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Questo sarà il valore che segneremo per comodità con una matita sul bordo esterno della faccia del disco bianco del nostro StarFinder corrispondente al nostro emisfero (N nel nostro caso) come si vede nella foto seguente:

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Dovremo quindi selezionare il disco trasparente azzurro che più riavvicina alla nostra latitudine (45° Nord, nel nostro caso);

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Ed una volta portato l’indice del disco trasparente sul segno di matita precedentemente riportato sul bordo esterno, potremo vedere che l’astro che si trova a circa 162° di Azimut (letti sul bordo esterno del diagramma che rappresenta il nostro orizzonte) ed all’angolo di circa 26°, 27° di altezza (letti sulla scala verticale dell’indice), non può essere altri che Sirio.

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Potrete a questo punto fare esperimenti con molti altri astri seguendo la guida di cui sopra e tenendo conto che poiché ad ogni ora sul bordo esterno del vostro StarFinder, corrisponde uno spostamento di 15°, vi basterà in pratica fare avanzare il disco di un grado ogni quattro minuti trascorsi dall’ora per cui avete fissato l’inizio delle vostre osservazioni, trasformando così il vostro StarFinder in una sorta di orologio celeste. Sempre e comunque vi renderete conto che anche se le misure effettuate hanno una certa approssimazione, gli astri verranno sempre identificati senza ombra di dubbio.
Nella foto che segue, lo stesso risultato ottenuto con il precisissimo programma di calcolo StarPilot su una calcolatrice scientifica ad ulteriore conferma della bontà degli strumenti manuali in nostro possesso.

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Esistono almeno altri tre metodi per procedere a questo tipo di identificazione, ma nessuno di questi è veloce e semplice come l’utilizzo dello StarFinder.
Allenatevi e tenetevi in forma non solo fisicamente per le vostre navigazioni … astronomiche naturalmente!

 

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Inverno, tenersi in allenamento con le stelle

gonio_uso Se avete provato la navigazione astronomica, e vi siete appassionati, avrete senz’altro scoperto che per avere una certa dimestichezza col mezzo bisogna tenersi in allenamento come per qualsiasi altra disciplina.
Nulla di meglio allora che utilizzare il proprio Star Finder e costruire un semplice attrezzo che vi regalerà infiniti esercizi durante la stagione invernale in attesa di mettere in pratica durante le vostre crociere estive, tutto ciò che avete imparato nelle fredde giornate d’inverno. Abbiamo già parlato in un altro articolo dello Star Finder un attrezzo molto utile utilizzato nella navigazione astronomica principalmente per due scopi: il primo trovare la posizione degli astri nella volta celeste al crepuscolo in modo da predisporre il sestante per osservare facilmente il corpo celeste sull’orizzonte, il secondo per, una volta localizzato un corpo celeste anche in un tratto di cielo coperto da nubi, capire di che astro si tratta e poterlo utilizzare per fare il vostro punto. Del resto, se avete praticato già un po’ di navigazione astronomica vi sarete resi conto che non è facile trovare sempre le condizioni ideali per fare le proprie osservazioni e che è più frequente trovare, anche in oceano, un cielo coperto con qualche squarcio qua e là. È proprio in questo tipo di osservazioni, in queste occasioni, che lo Star Finder vi sembrerà uno strumento quasi insostituibile per la sua semplicità e velocità d’uso.
Per aiutarvi in questo tipo di esercizio dal vostro giardino o dal balcone di casa vostra, dovrete dotarvi di uno strumento che vi mostrerò come costruire da soli in questo articolo. In un prossimo articolo, se avrete avuto la pazienza di costruirvene uno, vi accompagnerò nel suo utilizzo pratico.
Questo strumento avrà il compito di sostituire il sestante dotato di orizzonte artificiale, visto che in un paesaggio urbano vi mancherebbe senza ombra di dubbio un orizzonte marino da cui misurare l’altezza degli astri ed un semplice sestante vi risulterebbe inutilizzabile. Qualcuno potrebbe obiettare che utilizzando una semplice padella riempita di olio, si può ottenere un semplice orizzonte artificiale, ma questo finirebbe per complicarvi la vita e farvi imparare un esercizio come quello di trovare il riflesso degli astri dentro questa sorta di specchio, che in mare non utilizzereste mai. In aggiunta, per riconoscere un astro con l’ausilio dello Star Finder, non vi serve certo la precisione di un sestante.
Andiamo ora all’elenco del materiale occorrente che potete vedere anche nelle foto allegate:
Un pezzo lungo circa 30 cm. di stecca da poster
Un goniometro da poco prezzo di plastica robusta e di dimensioni abbastanza grandi
Un pezzo lungo circa 35 cm. di filo (quello da ricamo in seta è il più adatto per morbidezza e robustezza)
Un piccolo peso da pesca di circa 25 o 30 grammi, ma va bene anche un altro peso qualsiasi come un dado di acciaio.
Uno stuzzicadenti (opzionale)
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Ho scelto una stecca da poster, ma andrebbe bene anche un pezzetto di tubino in plastica oppure una cannuccia, semplicemente la stecca da poster si è rivelata la migliore per poter facilmente fissarla al goniometro incollandola ed ottenendo uno strumento robusto ed in grado di durare.
Abbiate cura di assemblare il tutto in modo che l’origine del filo a piombo corrisponda con precisione al centro di riferimento dell’arco graduato del goniometro. Per i più esigenti, uno stuzzicadenti diviso a metà ed infilato nella stecca da poster in corrispondenza degli estremi, può contribuire alla precisione della mira.
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Per finire avrete già capito tutti come si utilizza per prendere l’altezza di un astro, che potete fare a qualsiasi ora perché non è necessario che l’orizzonte sia visibile. Basterà un minimo di allenamento per imparare a bloccare con un tocco leggero il filo nella posizione corrispondente all’angolo di altezza e poterlo leggere comodamente.
Buon vento ed alla prossima puntata!

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La navigazione astronomica in una palla di Natale


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pallina-di-nataleMolti di voi, una volta appresi i rudimenti della navigazione astronomica, si saranno chiesti come spiegare ad altri la meccanica celeste e la relazione fra le coordinate terrestri e quelle astronomiche. Ma che cosa c’entra questo con il Natale?
È proprio in questo periodo dell’anno che, girando a fare shopping nei mercatini del fai da te, avrete visto una serie di palline di Natale da decorare con vari materiali che a me hanno fatto venire in mente, manco a dirlo, un metodo per spiegare meglio i sistemi di coordinate che entrano in gioco quando si spiega la navigazione astronomica.

Ho pertanto acquistato il materiale che potete vedere in figura 1, una palla trasparente in plastica di grandi dimensioni, una palla più piccola in polistirolo ed uno spiedino di legno che a dire la verità avevo già in casa.
Lo scopo del lavoro è di costruire un modello tridimensionale del globo terrestre e della sfera celeste.
A questo punto l’operazione più difficile che è quella di infilzare la nostra palla globo terrestre con lo spiedino di legno a simulare l’asse di rotazione del pianeta come in figura 2 cercando di attraversare la palla al centro esatto. All’inizio non è facile andare dritto, ma dopo un paio di tentativi ed aiutandosi con i segni lasciati dallo stampo sulla palla di polistirolo tutto risulta più facile. Gli stessi segni che con l’aiuto di un po’ di spilli e di filo da cucire ci aiuteranno a tracciare con un pennarello il meridiano di riferimento (Greenwich) ed il suo opposto (la linea del cambio di data) e l’equatore come potete vedere nelle figure 3, 4 e 5.
Poi possiamo preparare la palla di plastica trasparente che simulerà la sfera celeste praticando i fori per far passare lo spiedino che simula l’asse terrestre come si vede in figura 6. Per non far scivolare la sfera piccola lungo l’asse all’interno della sfera più grande, ho incollato due perline di legno alla giusta distanza ed ho preparato una piccola barchetta di carta da fissare con uno spillo di volta in volta nelle posizioni desiderate a simulare le varie situazioni di posizione in cui ci si può trovare come si vede in figura 7.
Ora non resta che racchiudere la palla piccola nella palla trasparente più grande e completare il lavoro tracciando sulla sfera celeste, il meridiano di Ariete e l’equatore celeste, la nostra terra ruotando al suo interno ci mostrerà le varie situazioni in cui ci si viene a trovare per calcolare l’angolo orario locale conoscendo il tempo sidereo di Greenwich (GHA), la coascensione retta e la declinazione dell’astro, insieme naturalmente al nostro punto nave stimato. In figura 8 potete vedere il modellino finito che potrebbe anche non sfigurare sull’albero di Natale di un navigatore astronomico. Buon divertimento ed auguri!

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Quanto è precisa l’ora del GPS?

clockDurante una delle mie ultime navigazioni, mentre controllavo alcune linee di posizione di astri confrontandole con la posizione mostrata dal ricevitore GPS, mi è caduto l’occhio sul tempo visualizzato dal display del GPS e l’ho trovato molto diverso (14 secondi avanti), da quello del mio orologio da polso radiocontrollato, lo stesso che avevo appena usato per etichettare le letture fatte con il sestante.
Non sto a descrivere il mio stupore tanto che mi sono precipitato a confrontare l’orologio da polso con un altro orologio radiocontrollato installato sul tavolo da carteggio, bene gli orologi radiocontrollati concordavano, allora ho estratto il ricevitore GPS di emergenza che conservo nel grab-bag, l’ho acceso ed ho scoperto che anche questo aveva una differenza di quindici secondi in avanti. Ancora incredulo, ho acceso la radio HF ed ho sintonizzato una delle stazioni campione di tempo e frequenza ascoltandone in religioso silenzio i tic fino al relativo segnale del minuto. Anche questi segnali concordavano con gli orologi radiocontrollati.
A questo punto, ho completato i miei calcoli astronomici con i tempi presi dal mio orologio da polso e vedendo che la precisione del punto astronomico era sufficientemente buona, ho iniziato a sospettare che, visto che in genere quattro secondi corrispondono ad un miglio, se avessi utilizzato l’orario mostrato dai ricevitori GPS, avrei sbagliato la posizione di parecchio rispetto al punto attuale.
I calcoli eseguiti nuovamente il giorno successivo utilizzando l’orario del GPS, hanno confermato questa ipotesi.
Al ritorno dalla crociera, ho cominciato a documentarmi sulla possibilità che il tempo mostrato dal ricevitore GPS, non sia preciso, anche se mi sembrava sinceramente incredibile, visto che il GPS basa la precisione del suo funzionamento sulla precisione e la sincronizzazione degli orologi atomici al cesio e al rubidio presenti a bordo di ogni satellite.
Dopo aver scritto sia al governo statunitense che ai fabbricanti di alcuni ricevitori GPS, vi elenco le conclusioni:

Il tempo utilizzato internamente dal GPS per ricavare la posizione ha una precisione estrema che ammonta a circa quaranta nanosecondi.

Gli orologi del sistema GPS sono stati allineati tutti insieme nel 1980 e vengono mantenuti sincronizzati tramite il TAI (Tempo Atomico Internazionale). Periodicamente, il tempo UTC viene aggiornato togliendo un secondo (detto “secondo intercalare” o “leap second” in inglese) per adeguarlo al tempo basato sulla rotazione terrestre rispetto ad una griglia di riferimento fissa nello spazio. Da allora tra il tempo coordinato UTC ed il TAI si sono accumulati svariati secondi che erano undici nel 1996.

Questo differenziale viene trasmesso ai ricevitori GPS solo ogni 12.5 minuti, ed in caso di cattiva ricezione dei satelliti, potrebbe anche non essere acquisito correttamente alla prima occorrenza.

Quando questa informazione viene elaborata dal ricevitore GPS, il tempo mostrato sul display, viene corretto, nonostante questo i tempi di elaborazione e visualizzazione possono mostrare il tempo con un certo ritardo che in genere è di uno o due secondi, questo problema si presenta anche nel segnale NMEA trasmesso dal ricevitore GPS.

Morale: Non fidatevi ciecamente dell’orario mostrato dal ricevitore GPS per fare i vostri calcoli di navigazione astronomica, ma controllatelo se potete tramite un orologio radiocontrollato oppure una delle stazioni campione di tempo e frequenza!

Nota: Qui ho cercato di banalizzare l’argomento per non introdurre spiegazioni e masse di dati numerici troppo voluminosi, chi volesse approfondire l’argomento può cercare in rete ulteriori informazioni qui e qui.

Personalmente amo ancora indicare il tempo sui miei calcoli astronomici con l’etichetta GMT come il mio guru della navigazione astronomica David Burch. GMT per i più pignoli si piazza sempre fra UTC e UT1, mantenendo comunque una notevole precisione per i nostri usi.

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L’orologio del navigatore

h4_low_250Spesso ci si chiede quali siano gli strumenti essenziali per navigare quando, a causa di una emergenza o più semplicemente perché si preferisce una dotazione minimalista, il numero di strumenti a nostra disposizione sono ben pochi. Tutti avranno visto che, per misurare angoli ed ottenere informazioni sulla propria distanza da una costa in vista oppure sull’altezza di determinati astri per ricavare la latitudine, basta una mano ed un braccio teso davanti a noi. Quando altresì viene il momento di introdurre in alcuni calcoli la variabile temporale oppure misurare la longitudine, quel braccio non serve a nulla se al suo polso non c’è un orologio. A completamento di questo strumento, in mancanza di complessi volumi di effemeridi e tavole astronomiche, a bordo troviamo spesso un piccolo blocchetto di tavole di marea che, ancora più spesso, sono stampate in versioni omaggio da operatori del settore in cambio di una modesta pubblicità. A questo punto possediamo il novanta per cento della strumentazione che ci serve per navigare in tutte le situazioni.
Del resto, benché fin dall’antichità più remota si sia riusciti a misurare la latitudine con una certa precisione e strumenti costruiti con tecnologie piuttosto povere, è stato solo dopo che John Harrison riuscì con la messa a punto di sofisticatissime tecnologie a produrre il primo vero cronometro marino intorno al 1759, che si poté finalmente misurare con sufficiente precisione la longitudine. Aggiungo che l’orologio da polso è uno di quegli strumenti che possiedo in doppio e non parto mai per una navigazione senza averne uno di scorta con me.
Visto che quindi l’orologio è lo strumento probabilmente più sofisticato di cui abbiamo veramente bisogno per navigare anche in emergenza, cerchiamo di capire quale sia lo strumento migliore da mettere al nostro polso.

Digitale o analogico? anche se l’orologio analogico è dotato di maggior fascino, in special modo nella navigazione astronomica, l’orologio con display digitale permette una lettura dei secondi molto più sicura del suo concorrente analogico.

Multifunzione; visto che si privilegia un orologio digitale è molto ampia la scelta che si presenta sul mercato per ottenere a cifre abbordabili, alcune funzioni che possono rendere ancora più utile l’orologio nella navigazione.

Alimentazione ad energia solare; questa funzione permette di non doversi più preoccupare di sostituire periodicamente le pile, e nel contempo costituisce una soluzione ecologica al problema dell’energia, in special modo perché le pile di tutti i tipi hanno il brutto vizio di esaurirsi proprio nei momenti meno opportuni quando si è in mare aperto e molto lontani dalla civiltà.

Timer velico; avere un timer che effettua un conto alla rovescia con avvisatori acustici per gli ultimi cinque minuti e per l’ultimo minuto, può essere molto comodo per chi intende partecipare a regate, oltre naturalmente a poterlo usare anche per la cucina!

Barometro e barografo; anche se, su barche da crociera di una certa dimensione tutti hanno già un barometro vista l’importanza di tale strumento per la navigazione, la possibilità di poter controllare costantemente la pressione atmosferica e la sua tendenza senza doversi muovere dal pozzetto, sarà una funzione apprezzata da molti, specialmente quando si naviga in solitario o con equipaggi ridotti

Sveglia; particolarmente utile ed ormai presente su quasi tutti gli orologi senza bisogno di ricercare modelli molto specialistici, questa caratteristica si presenta particolarmente utile quando si deve predisporre un avviso acustico per scandire ad esempio il cambio dei turni di guardia, oppure il momento in cui ci si deve preparare a fare le osservazioni astronomiche, oppure ancora tutte le volte in cui si vuole essere avvisati dell’approssimarsi di una data ora del giorno.

Fasi di luna e maree; specialmente se si naviga in luoghi in cui le maree assumono un’importanza particolare, può essere molto utile avere la possibilità di calibrare questa funzione sulle maree locali. Oggigiorno poi, esistono alcuni modelli che dicono già a colpo d’occhio se la marea in corso è una marea di quadratura oppure una sizigia e sono in grado anche di predire le maree per altre date ed orari.

Retroilluminazione del display manuale ed automatica; sono sempre più numerosi i modelli che a fianco della normale retrolilluminazione del display, offrono anche una funzione che permette, ruotando il polso verso di voi di circa 45 gradi in condizioni di luce scarsa, l’attivazione automatica della retroilluminazione. Personalmente utilizzo spesso questa funzione quando, prendendo altezze con il sestante in assenza di un assistente, devo prendere gli stop orari da solo o in tutti quei casi in cui avendo le mani impegnate devo consultare l’ora.

Impermeabilità; beh non penso di dover spiegare in lungo e in largo a nessuno perché sia utile questa caratteristica a chi ha la passione di andar per mare.

Ora radiocontrollata e fusi orari aggiuntivi; sono sempre più numerosi i modelli che offrono queste funzioni. Inutile sottolineare quanto sia importante la precisione degli stop orari nella navigazione astronomica, non dimentichiamo che quattro secondi corrispondono ad un miglio di spostamento di una linea di posizione, ma anche la possibilità di conoscere sempre l’ora GMT senza doverci preoccupare del fuso locale ed in particolar modo dell’ora legale, possono risultare comodi. Altrimenti dovrete fare lavoro aggiuntivo, oltre a dover essere dotati di strumenti aggiuntivi come un ricevitore radio in onde corte per ascoltare le stazioni campione di tempo e frequenza. Personalmente ho trovato utilissima questa funzione, in particolare quando mi sono reso conto che l’ora mostrata dalla maggioranza dei ricevitori GPS e chartplotter può avere scarti variabili e di parecchi secondi rispetto all’ora corretta nella visualizzazione sul display, ma questa è un’altra storia a cui dedicherò un articolo specifico.

Profondimetro ed altimetro; anche se non vitale per tutti, questa opzione può essere interessante durante piccole immersioni, per valutare la distanza di un fondale, ma anche, se dotata di una funzione di memoria, per un semplice uso come scandaglio se calate l’orologio appeso ad una piccola sagola e lo recuperate dopo poco. Poi anche se siamo marinai, un altimetro che ci accompagni durante le nostre escursioni a terra non guasta di certo.

Bussola; anche questa è una funzione molto frequente di cui non sto a commentare troppo l’utilità, in special modo per la navigazione in emergenza, dopo aver verificato ad esempio la calibrazione e la declnazione magnetica locale tramite il sorgere o tramontare di un astro.

Spero di avervi dato una carrellata sufficientemente esaustiva su questo strumento primario nella navigazione anche se, con la penetrazione sempre più estesa dell’elettronica a bordo, un po’ trascurato. Nella foto che segue, un’attrezzatura minimalista, ma completa per un navigatore: un orologio con molte delle funzioni descritte, posato su un volumetto gratutito delle tavole di marea.

Necessario sufficiente!

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Effemeridi fai da te

Se siete pronti per le vostre navigazioni, non vorrete certo lasciare a casa il vostro fido sestante, le tavole a soluzione diretta, il cronometro ed il vostro fido quaderno. Se quest’anno, non avete deciso di investire nelle effemeridi nautiche o nel nautical almanac per l’anno corrente, poco male.
Oggi potete trovare il modo di stampare da soli le effemeridi nautiche. Vi basterà visitare il sito dell’amico clc Roberto Iori per poter trovare un comodo file excel da scaricare che vi permetterà di produrre la pagina giornaliera simile in tutto e per tutto alle pagine giornaliere delle effemeridi nautiche edite dall’IIM relative ai dati di sole e stelle.

Mancano i dati relativi ai pianeti e luna perché effettivamente poco utilizzati nella navigazione astronomica speditiva come mi faceva giustamente osservare l’autore.

Io stesso non ho mai usato i pianeti ad eccezione di Venere e Giove, per la loro luminosità che permette di piazzare le osservazioni nel crepuscolo civile, lasciando l’intero periodo del crepuscolo nautico per le stelle.

Sul sito di Roberto trovate anche alcune tabelle tipicamente presenti nelle pagine colorate delle effemeridi, (un tempo gialle ed ora azzurre) per la correzione delle altezze e le tabelle per l’interpolazione dei valori orari presenti nelle pagine giornaliere con le frazioni di ora e parti proporzionali.

La particolarità più rilevante di questo programmino in Excel è dato dal fatto che i dati relativi al sorgere e tramonto del sole e dei crepuscoli, vi vengono forniti già calcolati per la vostra posizione senza bisogno di avventurarsi in ulteriori calcoli. Questo può essere un vantaggio oppure uno svantaggio a seconda che siate abituati a portare con voi un computer portatile, nel qual caso potete produrre le pagine giornaliere all’occorrenza, mentre se dovete stampare le pagine che vi occorrono prima di partire per la crociera, dovrete produrle tenendo conto del piano di viaggio che avete preparato inserendo le coordinate presunte di ogni zona di navigazione ed accontentarvi di un calcolo leggermente più approssimativo dei crepuscoli, ma già pronto all’uso.

Una sola piccola osservazione sull’output del programma in Excel, nel calcolo dei crepuscoli potrebbe capitarvi che il valore orario, frutto del calcolo, contenga dei decimali tali che l’approssimazione porta a visualizzare i minuti come 60. Risulterà quindi evidente a tutti che in quel caso si tratta dell’approssimazione all’ora successiva, in pratica un’orario che si presenti come 8h 60′ sarà uguale a 9h 00′.

Dal sito di Roberto, che ha promesso di aggiornare il file delle effemeridi ogni anno, manca una sola tabella utile ai calcoli astronomici, per la conversione dell’arco in tempo e del tempo in arco, ma la potete trovare comunque nella sezione download di questo blog.

Nella pagina di Roberto che trovate a questo indirizzo, è spiegato anche con dovizia di particolari l’uso delle effemeridi, mentre la tabella di conversione dell’arco in tempo e del tempo in arco la trovate qui.

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Il binocolo compagno del navigatore

Andando per mare, vi sarete resi conto personalmente di quale prezioso ausilio, oltre che una dotazione obbligatoria per chi naviga oltre le 50 miglia, sia costituita dal binocolo. In pratica tutti hanno un binocolo a bordo, ma non tutti sono soddisfatti di quello che hanno. Ho pensato che una piccola guida potesse essere utile a fare un po’ di chiarezza nella scelta del binocolo ideale per il navigatore.
Questo strumento è fondamentale in navigazione per identificare e capire cosa fanno altri mezzi navali, se la loro rotta incrocerà la nostra sia di giorno che di notte; allo stesso modo potremo riconoscere tratti di costa, ausili alla navigazione ed ostacoli, osservare e mantenere allineamenti di punti cospicui, osservare elementi meteorologici potrà infine servirci anche a divertirci osservando animali marini nel loro ambiente e riconoscere ad esempio i cetacei dal profilo delle loro pinne dorsali. Potrà infine regalarci alcune belle osservazioni astronomiche nelle belle notti stellate in un ambiente, il mare, ancora poco contaminato dall’inquinamento luminoso presente nei centri urbani.
Lungi dal voler compilare una serie di note tecnico/scientifiche sulle caratteristiche dei binocoli, vediamo di seguito una serie di piccole regole pratiche per aiutarci nella scelta di un buon binocolo che ci accompagni nelle nostre navigazioni migliorandone la sicurezza e la piacevolezza. Le elencheremo in ordine di importanza decrescente.

1) Potenza e luminosità – Ogni binocolo è in genere caratterizzato da due numeri (7X30, 8X30, 7X50, 10X50, 12X70 etc.) il primo dei quali indica il fattore d’ingrandimento, il secondo il diametro di delle lenti frontali (obiettivo) espresso in millimetri. L’ingrandimento deve essere sufficiente ad avere un buon dettaglio ma con un angolo di campo che consente di puntare direttamente ad un oggetto senza doverlo cercare eseguendo lunghe panoramiche dei dintorni, anche perché in genere il paesaggio circostante in mare può offrire pochi punti di riferimento per facilitare il riconoscimento di una determinata porzione dello sfondo. A questo si aggiunge che le osservazioni avvengono su una piattaforma (la barca) semovente, che rende ancora più difficile mantenere inquadrati i soggetti senza stancare eccessivamente l’occhio. Esistono anche zoom ad ingrandimento variabile, che però penalizzano la luminosità dei gruppi ottici e pertanto la visione in condizioni di luce scarsa. Abbiamo così introdotto il secondo parametro che è il diametro dell’obiettivo espresso in millimetri e che, maggiore è il diametro, più contribuisce a facilitare la visione in condizioni di luce scarsa, anche se lo strumento diviene sempre più pesante ed ingombrante. Il fattore d’ingrandimento più usato, e pertanto considerato il miglior compromesso tra necessità di dettaglio e facilità di puntamento dalla maggioranza dei naviganti, è il 7X, mentre il diametro che offre il miglior compromesso in termini di luminosità dell’immagine e peso/ingombro del sistema ottico è il 50mm.

2) Diametro della pupilla d’uscita – maggiore è questa misura, maggiore sarà la distanza da cui vi sarà possibile tenere il binocolo dall’occhio, maggiore sarà la tolleranza in termini di allineamento e distanza tra occhio ed oculare. Anche qui ci faremo guidare da criteri di miglior compromesso tenendo conto che minore è lo sforzo che i nostri occhi devono fare per adattarsi alla visione attraverso il binocolo, maggiore sarà il tempo in cui potremo utilizzarlo.

3) Tenuta stagna e resistenza agli urti – quasi tutti gli strumenti che dobbiamo utilizzare in coperta anche quando le condizioni meteo sono sfavorevoli, li preferiamo a tenuta stagna. Il binocolo non fa eccezione anche perché all’esecuzione stagna si accompagna in genere il riempimento dell’interno dello strumento con un gas inerte e senza umidità che impedisce, in caso di sbalzi termici, il formarsi di condense interne che potrebbero pregiudicare la visione. Stesso criterio vale per la resistenza agli urti che possono, nel migliore dei casi provocare un disallineamento dei prismi interni, nel peggiore danni e rotture permanenti; esistono pertanto rivestimenti in gomma che ammortizzano eventuali urti e conferiscono maggiore robustezza allo strumento favorendo anche una presa più salda alle mani. Nella maggioranza dei casi, la tenuta stagna e la robustezza del meccanismo di messa a fuoco, sono raggiunte, per semplicità costruttiva, tramite una messa a fuoco individuale degli oculari. Poichè nell’uso marino, dovendo osservare più spesso oggetti ad una certa distanza, gli aggiustamenti della messa a fuoco sono meno frequenti, si preferisce lasciare la complicazione e delicatezza meccanica della messa a fuoco collettiva degli oculari a quelli per uso terrestre. Anche i tipi di trattamento superficiale delle lenti esterne possono offrire un supplemento di protezione dall’abrasione, dai riflessi e dall’appannamento, influendo ulteriormente sui criteri di scelta.

4) Bussola incorporata – Molti dei binocoli per uso marino, incorporano anche una bussola da rilevamento che è possibile leggere in una finestrella integrata nella cornice del campo inquadrato. Anche questa funzione può essere estremamente utile nel rilevare punti cospicui e altro naviglio per evitare collisioni e pericoli. Molte di queste bussole sono anche illuminate per facilitarne un uso notturno. Recentemente anche bussole digitali elettroniche sono state incorporate nei binocoli, ma mi sembra improprio subordinare in toto a delle pile il funzionamento di tale dispositivo.

5) Galleggiabilità – anche se raccomando a tutti di passare sempre attorno al collo la cinghia di cui i binocoli sono dotati in modo da evitare cadute accidentali

6) Prezzo – per ultima esaminiamo questa caratteristica che costituisce comunque uno dei criteri che orientano la nostra scelta. Oggigiorno possiamo trovare binocoli i cui prezzi variano dai 50 a più di 1000 €, se è pur vero che a costo maggiore corrisponde nella maggioranza dei casi una qualità maggiore, ben difficilmente un modello da 1000€ vi permetterà di vedere 20 volte meglio di quello da 50€, e come al solito in medio stat virtus, per cui un modello tra i 170 ed i 300€ saprà darvi la qualità e la resa di cui avete bisogno. Tutti i binocoli ottici, possono essere ricondotti a due categorie fondamentali, quelli che utilizzano prismi di Porro e quelli che utilizzano prismi a tetto. Quelli con i prismi a tetto sono praticamente esenti da problemi di disallineamento dei prismi interni ed a parità di luminosità sono molto più leggeri e meno ingombranti, ma molto più costosi, per cui consiglierei di privilegiare altre caratteristiche prima di procedere ad un eventuale acquisto.

Una menzione a parte meritano i moderni binocoli con stabilizzatore d’immagine. Questi binocoli consentono, tramite l’utilizzo di sofisticate tecnologie come gli accelerometri che corredano i moderni smart-phone ed alcuni servomeccanismi, di mantenere allineati i gruppi prismatici interni al binocolo eliminando quasi totalmente l’effetto di vibrazioni e piccoli spostamenti. Fra l’altro questi binocoli consentono anche l’utilizzo di potenze ben superiori a 7 senza pregiudicare troppo il loro utilizzo in barca. Si tratta però di dispositivi che dipendono per il loro funzionamento da fonti di energia elettrica (pile o batterie) e che costano sempre molto di più dei loro omologhi non stabilizzati, pertanto li colloco in una funzione di secondo binocolo da tenere a bordo qualora si possieda già un buon binocolo marino tradizionale.

Nella figura sotto la mia dotazione di binocoli a bordo che vede come strumento primario un binocolo marino 7X50 in esecuzione stagna con bussola analogica incorporata ed illuminata, ed un binocolo stabilizzato 10X40.

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I crepuscoli del navigatore

La differenza tra un navigatore astronomico neofita ed un esperto, balza all’occhio di ogni osservatore che abbia avuto l’occasione di navigare con entrambi. Il primo, all’apparire dei primi astri in cielo si affanna ad estrarre i ferri del mestiere e chiede ad altri in modo piuttosto concitato di fare cose, farfugliando, che si sta perdendo l’attimo fuggente ed accampando poi mille scuse per la scarsa qualità dei risultati poi. Il secondo siede rilassato da qualche parte godendosi la navigazione o dedicandosi a qualche altra attività, fino al momento in cui un breve allarme squilla sul suo orologio da polso, solo allora egli estrae un suo taccuino, scende con la dovuta calma sotto coperta a prendere il sestante e si mette tranquillamente all’opera. Dobbiamo a questo punto tornare un po’ indietro nel tempo per capire fino in fondo quali trucchi hanno reso il nostro navigatore astronomico così tranquillo e rilassato. Come per la stragrande maggioranza delle attività un grammo di prevenzione vale un chilo di cura ed è proprio l’attività di preparazione che distingue il navigatore astronomico esperto dal neofita.
Tutti sappiamo che il momento ideale per osservare l’altezza degli astri sull’orizzonte è quel momento particolare in cui entrambi sono visibili e che viene chiamato crepuscolo, rispettivamente serale e mattutino. Per conoscere l’ora dei crepuscoli, normalmente quando siamo a terra possiamo consultare un quotidiano, ma questo non ci aiuta molto se siamo in mare ed in special modo se siamo lontani dalla città in cui viene stampato il giornale.
Bisogna anche tenere conto di una serie di fatti che dipendono dal moto del nostro pianeta e dal variare dell’altezza dell’eclittica con l’alternarsi delle stagioni. In inverno le giornate durano molto meno, a latitudini più elevate corrispondono durate dei crepuscoli maggiori, fino ad arrivare alle alte latitudini circumpolari in cui in vicinanza dei solstizi d’estate e d’inverno il sole rispettivamente non tramonta mai e non sorge mai. Se parlate al telefono con un amico che è 10° più a ovest di voi e gli dite che vedete un magnifico tramonto, lui il tramonto lo potrà apprezzare solo 40′ più tardi, nonostante possa trovarsi per convenzione nello stesso vostro fuso orario.
In effetti il momento per le osservazioni astronomiche è scandito da più periodi che mettono il navigatore nella condizione di capire al meglio quali astri osservare a quale ora ed in quale direzione. Dovendo passare al mondo dei numeri, i crepuscoli sono delimitati dai seguenti momenti:
Crepuscolo civile– va dal momento in cui il sole tramonta al momento in cui si trova ad un’altezza di 6° al di sotto dell’orizzonte (alla sera), e dal momento in cui si trova ad un’altezza di 6° al di sotto dell’orizzonte al momento in cui sorge (al mattino). Questo è anche il periodo in cui bisogna accendere le luci di navigazione alla sera e spegnerle al mattino.
Crepuscolo nautico– va dal momento in cui il sole si trova ad un’altezza di 6° al di sotto dell’orizzonte al momento in cui si trova ad un’altezza di 12° al di sotto dell’orizzonte (alla sera), e dal momento in cui il sole si trova ad un’altezza di 12° al di sotto dell’orizzonte al momento in cui si trova ad un’altezza di 6° al di sotto dell’orizzonte (al mattino).
Esiste anche un crepuscolo astronomico che corrisponde al momento in cui il sole si trova ad un’altezza di 18° al di sotto dell’orizzonte ed il cielo è pertanto così oscuro da permettere le osservazioni astronomiche ad occhio nudo di stelle fino alla sesta magnitudine, ma questa è un’altra storia ed interessa solo marginalmente il nostro navigatore astronomico.
Nelle effemeridi italiane, il periodo del crepuscolo civile è da intendersi come quello che va dal tramonto all’inizio del crepuscolo nautico, mentre il crepuscolo nautico ha un inizio e una fine ben contrassegnati. Al mattino, dopo il crepuscolo nautico, il crepuscolo civile va dalla fine del crepuscolo nautico al sorgere del sole. Negli almanacchi di stile anglosassone, al tramonto, alla colonna “inizio del crepuscolo nautico” corrisponde la colonna “civil twilight”, ed alla colonna “fine crepuscolo nautico” corrisponde la colonna “nautical twilight”, l’inverso è riportato per il mattino.
Come vedrete nella figura esplicativa riportata alla fine di questo articolo, il momento giusto per osservare le altezze degli astri più luminosi (i pianeti e più in particolare Venere e Giove) è il crepuscolo civile e si inizierà ad osservare per primi quelli che si trovano nell’emisfero celeste più ad Est. Seguono, durante il crepuscolo nautico, le stelle più luminose sempre a cominciare dall’emisfero Est perchè è il primo luogo dove il cielo si scurirà a sufficienza per distinguere i primi astri e dove contemporaneamente la linea dell’orizzonte tenderà a scomparire per prima. Analogamente si farà al mattino tenendo presente che i due crepuscoli saranno rispettivamente invertiti nell’ordine. La cosa che appare strana le prime volte agli osservatori esterni è che il navigatore sembra puntare il sestante verso il nulla, una porzione di cielo dove non si vede nessun astro ad occhio nudo, ma dove il cannocchiale del sestante riesce a discriminare i primi astri avendo contemporaneamente una linea d’orizzonte ben visibile e capace di regalare misure estremamente precise.
Torniamo ora al lavoro di preparazione del nostro navigatore che, anche ore prima del tramonto e dell’alba, avrà proceduto a calcolare il tempo esatto di tali fenomeni per la posizione stimata con il seguente metodo (qui faremo l’esempio del tramonto, ma tutti gli altri fenomeni si determinano con lo stesso procedimento):
1) Eseguire un rapido calcolo (molto grezzo) di dove ci si troverà quando l’ora GMT corrisponderà più o meno al tramonto nella posizione attuale (naturalmente più siete vicino al tramonto più il calcolo sarà preciso).
2) Una volta ottenuta la posizione stimata, andate nelle pagine giornaliere corrispondenti alla data attuale e, nell’apposita tabella della pagina di destra, annotate l’ora GMT del tramonto del sole alla latitudine immediatamente inferiore alla vostra, a meno che non siate esattamente ad una delle latitudini riportate in tabella. Noterete anche che gli intervalli di latitudine variano lungo tale colonna con gruppi di intervallo di 10°, 5° e 2° al crescere della latitudine, appuntatevi anche di quale ampiezza è l’intervallo in cui è compresa la vostra latitudine, e l’intervallo di tempo che intercorre tra il valore inferiore ed il valore superiore di latitudine.
3) Andate ora alla fine delle pagine colorate delle effemeridi e più precisamente alle “Tavole per l’interpolazione del sorgere e del tramonto del sole e della luna, crepuscoli, etc.” – Tavola I per la latitudine. Entrate nella prima, seconda o terza colonna corrispondente all’intervallo di latitudine in cui era compresa la vostra latitudine. andate alla riga approssimata ai gradi e primi di differenza tra la vostra latitudine e quella trovata nella pagina giornaliera. Ora procedete in orizzontale fino alla colonna corrispondente all’intervallo di tempo del tramonto fra le latitudini che vi eravate appuntati in precedenza.
4) Aggiungete il tempo trovato all’orario GMT del tramonto del sole che vi eravate annotati in precedenza.
Ora bisogna procedere alla correzione per la longitudine.
5) Convertite la vostra longitudine in tempo tramite l’apposita tabella A1 di conversione di arco in tempo e sottraete questo tempo a quello trovato in precedenza se la longitudine è Est o sommatelo se la longitudine è Ovest. Quello trovato è molto presumibilmente l’orario che segnerà il tempo GMT al tramonto nella posizione stimata.

Una regola molto pratica per determinare ad esempio l’inizio del crepuscolo nautico se vi doveste essere spostati di molto durante la navigazione rispetto alla longitudine stimata in precedenza, consiste nell’osservare sulla pagina giornaliera l’intervallo che intercorre tra il tramonto e l’inizio del crepuscolo nautico. Quando vedrete tramontare il sole dal ponte della vostra barca saprete ad esempio che se l’intervallo in minuti era 23, esattamente 23 minuti più tardi, potrete ragionevolmente iniziare le vostre osservazioni ed avete tempo a sufficienza per prepararvi.
Un’ultima curiosità: osservando la pagina giornaliera delle effemeridi, vi sarete resi conto che tra il tramonto e l’inizio del crepuscolo nautico, non esiste lo stesso intervallo di tempo che intercorre tra l’inizio e la fine del crepuscolo nautico. Questo perchè, mentre le altezze negative del sole rispetto all’orizzonte di 6° e 12° sono calcolate rispetto al centro dell’astro, il tramonto ed il sorgere del sole sono, per comodità, quelli apparenti, presi cioè quando il lembo superiore del sole si trova sull’orizzonte, aggiungendo così una differenza corrispondente ad un semidiametro dell’astro.
Utilizzando questa informazione, non solo potrete prevedere a quale ora prepararvi alle osservazioni, ma anche precalcolare quali astri osservare ed a quali azimuth ed altezze approssimative trovarli ad esempio tramite lo starfinder di cui ho già parlato in un articolo precedente, collocandovi immediatamente nella categoria dei navigatori astronomici rilassati.
Nello schema esemplificativo riportato qui sotto, potete vedere in sequenza il tramonto, il crepuscolo civile ed il crepuscolo nautico, naturalmente all’alba la sequenza si invertirà.

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Terremoto in Giappone, all stations, prudence!


In occasione del terremoto e dello tsunami che hanno colpito in modo così grave il Giappone, l’associazione dei radioamatori giapponesi (JARL), tramite la stazione del suo quartier generale (JA1RL), ha richiesto a tutta la comunità radioamatoriale di rispettare le frequenze di emergenza attivate sulle varie bande e tutte le frequenze ed emissioni che possano in qualche modo interferire con le seguenti frequenze: 3.525, 7.030, 7.077, 7.087, 7.097, 14.100, 21.200 e 28.200 MHz.
In aggiunta, Toru Tanaka, JR3QHQ — il Branch Manager in Osaka della JARL sta monitorando la frequenza di 7.043 MHz, raccogliendo informazioni in tempo reale sull’emergenza e inoltrando queste informazioni via Internet.

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EPIRB un po’ di chiarezza

Mi sono giunte da più parti richieste di chiarimento a proposito delle boette EPIRB, per cui pubblico una raccolta di informazioni che spero serva a rispondere almeno in parte alla messe di domande sull’argomento.
EPIRB sta per Emergency Position Indicating Radio Beacon, in italiano, Radiofaro indicatore di posizione d’emergenza.
Tale dispositivo di localizzazione è in genere configurato nella forma di una boa di piccole dimensioni che può galleggiare libera nell’acqua, viene attivata automaticamente al contatto dell’acqua stessa oppure manualmente tramite un apposito comando a levetta o pulsante, viene inoltre piazzata in una posizione comoda per essere prelevata manualmente all’interno di un involucro dotato anche di un dispositivo di sgancio idrostatico atto a liberarlo in caso venga sommerso. Il loro segnale sta in genere ad indicare l’abbandono nave e la presenza di un natante di salvataggio e/o di superstiti.

Esistono molti generi di EPIRB in commercio anche se la maggioranza oggigiorno si è attestata su quelle che si appoggiano al sistema COSPAS SARSAT. Elenchiamo quelle più comuni:

EPIRB DSC VHF – che trasmettono sul canale DSC 70 VHF (156.525 MHz), tali boette sono valide solo per l’area A1 del sistema GMDSS e non sono ancora omologate per l’Italia. A volte sono abbinate ad un radar transponder (SART) e trasmettono, al pari di tutte le altre, l’identificativo della nave in pericolo MMSI, l’ultima posizione nota e l’ora ed un contenuto del messaggio, che è fisso, e definito come . Tutti i modelli in commercio conosciuti a questa data sono incorporati in localizzatori SART.

EPIRB IN BANDA L – che operano come dice la definizione sulla banda L delle UHF su 1.6 GHz tramite il sistema dei quattro satelliti in orbita geostazionaria INMARSAT (sistema INMARSAT-E). Questi satelliti sono posizionati a circa 35700 Km di quota sull’equatore ed hanno una velocità angolare tale da essere stazionari rispetto ad un punto della superficie terrestre. Assicurano una copertura che va da 70° di latitudine Nord a 70° di latitudine Sud, rendendo questo tipo di EPIRB, valide per le aree di navigazione A1, A2, A3 come definite nell’ambito del GMDSS. Sono senz’altro le boe EPIRB che, avendo un accesso costante ai satelliti, ottengono una accusa di ricevuto molto veloce del segnale di allertamento (in genere un minuto). La trasmissione, oltre al MMSI, incorpora un segnale di posizionamento che può essere stato immagazzinato tramite un collegamento ai sistemi di navigazione della nave oppure incorporare un ricevitore GPS all’interno della boa stessa, facilitando di gran lunga le operazioni di ricerca e soccorso. In genere sono le boe più costose ed ingombranti.

EPIRB 406 MHz COSPAS SARSAT – Sono le boette più diffuse ed economiche, ed operano con un trasmettitore sulla frequenza di 406 MHz e, nella maggioranza dei casi anche sulla frequenza di soccorso VHF aeronautica di 121.500 MHz. Si appoggiano al sistema satellitare COSPAS SARSAT a copertura globale, sono pertanto adatte alle aree di navigazione A1, A2, A3, A4 (tutto il mondo) come definite nell’ambito del GMDSS. Il segnale trasmesso a 121.500 MHz non viene più ricevuto dai satelliti delle costellazioni COSPAS SARSAT, poichè i ricevitori su questa frequenza di cui erano dotati tali satelliti sono stati spenti da Febbraio dell’anno 2009 per ridurre il numero di falsi allarmi che il sistema doveva gestire, nonostante questo, la presenza del segnale a 121.500 MHz può essere molto utile perchè oltre a venire ricevuta anche dagli aerei in eventuale fase di sorvolo sulla zona in cui si trova la boetta, può essere utile a raffinare le fasi finali di ricerca e soccorso da parte dei mezzi SAR sia aerei che navali. Il sistema COSPAS SARSAT è formato da un segmento spaziale costituito da 5 satelliti GEOSAR in orbita geostazionaria (a bordo dei satelliti GOES, INSAT, MSG-EUMETSAT), e da 6 satelliti LEOSAR (a bordo dei satelliti NOAA), in orbita polare (LEO sta ad indicare Low Earth Orbit, satelliti a bassa quota che volano veloci per mantenere la loro orbita, in pratica volano tra gli 850 Km ed i 1000 Km di quota compiendo un’orbita completa del pianeta in tempi che variano a seconda della quota da poco più di 50 minuti a 100 minuti). Questo sistema di satelliti misto ha dei vantaggi e permette, tramite gli equipaggiamenti in orbita geostazionaria un allertamento abbastanza veloce, e tramite gli equipaggiamenti in orbita polare, una localizzazione della trasmissione tramite l’effetto doppler senza la necessità che il pacchetto dei dati trasmesso dalla boa contenga le informazioni di posizione.
Un tempo le prime boette EPIRB, trasmettevano anche sulla frequenza di 243 MHz che era il canale di soccorso VHF degli apparati militari.
Adesso le boette inviano un pacchetto di dati caratterizzato dal MMSI, l’ultima posizione nota e l’ora (solo se dotate di aggiornamento da parte dei sistemi di navigazione della nave o di GPS di bordo), ed un contenuto del messaggio, che è fisso, e definito come .
Per garantire una durata delle batterie di almeno 48h a 20° C, la boa è dotata di batterie al litio che riportano una data di sostituzione sull’involucro e, quando in esecuzione, emettono un burst di segnali della durata di pochi centesimi di secondo con un intervallo fra le attivazioni di circa 50 secondi.
Esistono in commercio una grande quantità di modelli e tipologie ed hanno acceso molte discussioni su quale sia il tipo migliore di boetta da imbarcare.
Ad esempio, sempre più spesso le boette di vari costruttori, contengono anche dispositivi atti a ricevere dai sistemi di navigazione satellitari della nave una posizione valida da inserire nel messaggio trasmesso, oppure un ricevitore GPS incorporato. Questi ultimi modelli sono stati più volte criticati perchè il GPS incorporato, una volta attivata la boa, impiega molto tempo ad acquisire una posizione valida partendo a freddo come avviene per tutti i ricevitori SATNAV di uso comune, arrivando addirittura a trasmettere una posizione valida ad ore di distanza dall’attivazione.
Per ovviare a questo difetto, i costruttori hanno messo in commercio boette sempre più sofisticate dotate di sistemi e collegamenti hardware atti a collegare la boetta al sistema SATNAV a bordo della nave, acquisire l’ultima posizione valida in modo da far partire il ricevitore GPS incorporato a caldo ed accelerare notevolmente i tempi di acquisizione dei satelliti, nonchè sistemi capaci di instradare segnali di messaggistica testuale a telefoni cellulari terrestri (e.g. I’M OK!).
Nelle figure che seguono una serie di immagini che illustrano schematicamente il funzionamento delle EPIRB, e del sistema COSPAS SARSAT.

fig2 combinedleogeowithinsatmsggoes cospas-sarsat

E per finire un po’ di acronimi usati nell’ambito del COSPAS SARSAT:

COSPAS: Space system for the search of vessels in distress (Russia)
SARSAT: Search and rescue satellite-aided tracking system (Canada, France and USA)
LEOSAR: Low Earth Orbit satellite system for SAR
LEOLUT: Local user terminal in a LEOSAR system
GEOSAR: Geostationary satellite system for SAR
GEOLUT: Local user terminal in a GEOSAR system
GOES: Geostationary operational environmental satellite (USA)
INSAT: Indian geostationary satellite
MSG: Meteosat second generation satellite (EUMETSAT)

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