L'Italia un paese di ...

All’estero ci hanno già più volte qualificato come un paese di vecchi pervertiti. Difficile smentirli se, come capita un po’ per tutte le nazioni ci giudicano per l’immagine che esportiamo attraverso i nostri media …

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La marea nera dal Lambro al Po

La marea di olio che dal Lambro si sta ormai versando nel Po è l’ennesimo attentato all’ambiente perpetrato in una serie di colpe, inadempienze, collusioni, complicità costituite anche dalla disinformazione.
Prima fra tutte è ormai evidente l’inadeguatezza delle procedure e dei mezzi per contrastare questo tipo di emergenze anche da parte della protezione civile che sembra invece in grado di gestire molto meglio emergenze come l’organizzazione del G8 alla Maddalena.
Si aggiungono tutti gli altri che dimostrano durante queste emergenze l’inadeguatezza di leggi, procedure standard ed organi di vigilanza, che come al solito sono grandi contenitori di divieti ma campane da vuoto per la prevenzione e la gestione di questo tipo di disastri.
Che dire poi dei mezzi tradizionali di informazione che hanno lasciato un velo di nebbia intorno alle reali cause del disastro non facendo capire nulla alla gente comune.
Cerchiamo di fare almeno un po’ di luce su quello che sta realmente dietro a questo attentato all’ambiente.
I serbatoi da cui proviene il petrolio sversato sono quelli della Lombarda Petroli di Villasanta (Monza) raffineria in disuso poi trasformata in deposito poi definitivamente destinata alla dismissione per far strada ad un progetto urbanistico chiamato EcoCity. Di qui la necessità di dismettere gli impianti e liberarsi di tutti gli inquinanti, operazione in genere piuttosto onerosa.
Ecco il documento sul EcoCity Villasanta

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Un'artista che suggestiona

Alessandra Andrini nata a Ravenna nel 1958 vive e lavora a Bologna. Dopo la facoltà di Scienze Politiche ed un periodo di attività in campo cinematografico nel 1995 si iscrive all’Accademia di Belle Arti di Bologna. La sua ricerca si sviluppa nell’intricato rapporto tra arte, comunicazione e sguardo antropologico sul contemporaneo, trovando naturale terreno nei molti terreni di pubblic-art.Nei luoghi deputati all’arte le sue video installazioni mantengono una forte relazione con lo spazio e la condizione percettiva del fruitore, offrendo un varco che possa generare un secondo livello di pensiero sull’essenza dell’immagine. Il percorso espositivo inizia nel 1997 negli spazi della Stazione di Bologna e trova il primo riscontro internazionale con East International 2000, Norwich Gallery, Norwich UK, a cui segue la candidatura per il P.S. 1 International Studio Program nel 2001, continuando in Italia e all’estero in un percorso a doppio binario fra spazi privati ed installazioni di pubblic-art.

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Libri? al momento non ricordo, ma ne ho sentito parlare

libri-antichiImmagino la sensazione del libraio ieri, quando in libreria ho sentito uno che chiedeva un libro di cui non ricordava il titolo, nemmeno l’autore, figuriamoci l’editore, però in copertina c’era una ragazza con le cosce in primo piano …
Le statistiche parlano chiaro ed in Italia chi legge libri in maniera non saltuaria (più di dodici libri in un anno), rappresenta solo il 6,9% della popolazione totale, guadagnandoci un bel posto nelle retrovie di tutti gli stati europei. Più inquietante ancora è il dato che questo sparuto gruppo di lettori impenitenti in cui mi metto anch’io vista la voce di bilancio che dedico quasi costantemente ai libri, è disertato dai giovani.
Possiamo passare senza soluzione di continuità al piagnisteo seguito subito dopo dalla ricerca del colpevole, la televisione, internet, la scuola e poi gli insegnanti … signora mia sapesse…
E poi anche i libri che escono, sono di una stupidità, ce n’è così tanti che non si sa cosa scegliere, Fabio Volo …
Penso che dobbiamo altresì riflettere su un dato importante, ché è colpa di tutti se il gruppo dei lettori, non già la vendita dei libri, non gode di buona salute in Italia. Dobbiamo interrogarci sul perché i media, il mondo dell’editoria, la scuola, gli scrittori, non riescono a trovare le giuste sinergie per stimolare la lettura, la produzione intellettuale ed in fondo la capacità e l’abitudine a pensare di ognuno di noi.
Oggi i libri vengono citati solo in qualche rubrica radiofonica, mentre in televisione sono sempre relegati in trasmissioni di nicchia, cose quasi da carbonari e lo stesso accade in internet, lo dimostra il fatto che le grandi librerie on-line (Amazon fra tutte), non risiedono certo in Italia e comunque i pochi e timidi tentativi italiani non sono paragonabili per integrazione e molteplicità dell’offerta a quelli stranieri.
Il mondo stesso dell’editoria che potrebbe approfittare oggigiorno della diffusione anche tramite il libro elettronico di molta narrativa, non fa nessuno sforzo in questa direzione stando un po’ alla finestra a guardare, forse anche per il fatto che come accennato in precedenza non sono tanto le vendite di libri in termini assoluti a soffrire, quanto la popolazione dei lettori sia dal punto di vista quantitativo che qualitativo.
Se i giovani si sono allontanati dalla lettura del libro tradizionale, questo non significa che non attingano ad altre fonti di informazione e di intrattenimento, prima fra tutte internet, questo magnifico melting pot di idee che circolano in tutto il mondo, perlomeno quello non censurato delle democrazie più moderne. Sono dell’idea che ci sia un gruppo molto nutrito di preziosi intellettuali che snobba a torto la possibilità di integrazione piuttosto che pura referenzialità tra media diversi, non dimentichiamo che la libertà ed il progresso sono sempre state stimolati, promossi e resi possibili dalla libera circolazione delle idee a tutto campo.
Non posso chiudere senza approfittare di questo spunto per citare un libro e nel contempo una persona che ammiro e stimo e parlo dell’ultimo libro di Margherita Hack, Libera scienza in libero stato, edito da Rizzoli dove è riportato fra l’altro quel preziosissimo e così attuale documento che è la trascrizione del discorso di Piero Calamandrei dell’undici febbraio 1950 al terzo congresso dell’associazione a difesa della scuola nazionale. E poi .. vive les livres!

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La giornata della memoria, il dovere della memoria

shoa_memoriaNon si puo’ ignorare questa giornata mondiale, in primo luogo perche’ aiuta paesi che sono stati coinvolti negli orrori della Shoa e della seconda guerra mondiale a fare il punto su un processo di elaborazione psicosociale degli avvenimenti. Purtroppo anno dopo anno dobbiamo registrare che l’Italia e’ ancora piuttosto indietro in questo necessario processo metabolico che ci faccia capire quale sia stato il nostro grado di partecipazione anche con l’indifferenza. Tutto questo ci farebbe senz’altro capire meglio tramite gli opportuni paralleli, quali siano gli aspetti culturali che dobbiamo superare per una piu’ profonda comprensione dei fatti sociali legati all’immigrazione e piu’ in generale alla paura del diverso.
Se per i morti e’ tardi, per i vivi non puo’ mai esserlo e non dobbiamo dimenticare che da molte parti ci sono esempi virtuosi di persone che si adoperano a tanti anni di distanza con il loro lavoro, il loro impegno e la circolazione delle loro idee. Una scuola, ad esempio, ha ricostruito un elenco di studenti ebrei espulsi nel 1939 in base alle leggi razziali di allora ed anche se a settanta e piu’ anni di distanza ha rintracciato quegli studenti sopravvissuti per un atto di doverosa ammenda nei loro confronti concedendo loro un diploma simbolico della scuola.
Non dobbiamo dimenticare che i crimini dell’epoca non si sono consumati solo nelle azioni di pochi efferati criminali nazisti, ma anche nell’indifferenza di vastissimi strati della popolazione che hanno permesso che tutto cio’ avvenisse.
Per chi fosse ancora ingenuamente convinto che i campi di concentramento fossero un fenomeno tutto estero, può documentarsi qui, sarà lo stimolo per cercare in rete notizie anche sui lager istituiti da italiani all’estero nelle nazioni che subirono l’invasione da parte del nostro esercito durante la seconda guerra mondiale. Magari passando da quelle parti per un viaggio di piacere, riuscirete a spiegarvi come mai alcune persone anziane vi guardino strano.

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La stretta a Internet e la libertà in rete (libera rete in libero stato)

globe, group of the people and notebook on white backgroundI nostri rappresentanti alle camere sono troppo ignoranti o troppo furbi? Un ulteriore richiamo al digital divide.

Fa paura l’attacco portato negli ultimi giorni alla rete da organi istituzionali dello stato che paventano la necessità di oscurare siti ed imporre la censura che porrebbe l’Italia sullo stesso piano di paesi come la Cina, il Sudan e l’Iran.

Se alcune dichiarazioni preoccupano per la volontà di limitare la libertà di espressione tipica di tutte le democrazie, dall’altra parte fa sorgere dubbi ed interrogativi il principale dei quali è se Schifani ad esempio, paragonando Facebook ai gruppi degli anni ’70, manifesta una sua scarsa o quasi nulla conoscenza del fenomeno dei social network sulla rete, oppure se lo fa ad arte per catturare il consenso di quanti, ahimè troppo numerosi in Italia (ma non sempre per colpa loro), ignorano i contenuti della rete, il suo ruolo e quello dei social network nel mondo in generale ed nel campo della libertà di espressione e della democrazia in particolare.

Per ritornare ad un inciso del discorso precedente, se è pur vero che in Italia la rete, i suoi contenuti, le potenzialità dei suoi servizi sono sconosciuti ai più, ciò è, a mio modesto avviso, dovuto in larga parte al digital divide cui siamo sottoposti come cittadini.

È nota a tutti la scarsa percentuale di penetrazione di vere reti ADSL e del loro accesso ai cittadini che non ci fanno certo onore in campo internazionale.

Per accorgercene basta pensare in termini pragmatici e farci una domanda molto semplice: lasciando stare la percezione che abbiamo dei gruppi di persone a cui eventualmente ci aggreghiamo incontrandoli sulla rete ovvero in luoghi pubblici dedicati ad una certa aggregazione per omogeneità culturale, interessi comuni etc., iniziamo per una attimo a pensare in termini di densità territoriale, guardiamo ad esempio le persone che vivono nel nostro isolato, quante accedono ad Internet abitualmente? Quante hanno un blog? Quante partecipano a gruppi di discussione? Specialmente se viviamo in un piccolo paese od anche solo un po’ al di fuori di un grande centro urbano, ci accorgeremo subito che se pensiamo ad un campione di un centinaio dei nostri vicini di casa, fatichiamo a trovarne più di tre o quattro che corrispondano alle caratteristiche di cui sopra. Spesso questo è dovuto al fatto che quei pochi che hanno avuto accesso alle risorse necessarie a connettersi alla rete, hanno dovuto penare non poco per riuscirci. Basta leggere il contenuto dei forum sull’argomento e vedere quanto devono penare i clienti di quasi tutti i gestori di telefonia per avere la propria connessione funzionante. Altro che portarci a casa la scatoletta ed essere connessi in pochi minuti ed in pochi click!

Oppure basta visitare i siti che più sbandierano offerte di connessione per verificare se certe zone e certi indirizzi specifici hanno la copertura. Io stesso ho dovuto fare acrobazie incredibili per ottenere la connessione perché il mio domicilio non aveva la copertura ma bastava attraversare la strada e scoprire che gli edifici di fronte ce l’avevano.

Rimane la curiosità ed una battuta, Obama ha visitato la Cina per insegnare ai cinesi che esiste la libertà di un mondo democratico che non pone limiti all’espressione ed all’accesso alle risorse dell’informazione, Schifani ha visitato la Cina per imparare dai maestri della censura!

Per fortuna sembra che al momento queste paventate forme di censura all’italiana siano rimandate, che si siano interrogati su quanti voti potrebbero perdere come politici dagli utenti di Facebook arrabbiati?

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TRANS

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Se non fosse una dimostrazione di alta inciviltà potrebbero esserci risvolti grotteschi nel fatto che tutti gli organi di informazione, nessuno escluso, ci abbiano presentato un’immagine dei transessuali come quella di persone borderline che si dedicano esclusivamente alla prostituzione ed allo spaccio e consumo di droga.

E’ un po’ come se le donne venissero rappresentate sui media come appartenenti tutte alla categoria delle prostitute e gli uomini a quella dei gigolò. O forse stiamo andando in questa direzione?

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RU486

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Paradossale che anche questo tema sia stato trattato dalle camere che ricordo rappresentano il potere politico e non un organo tecnico al servizio della medicina. Che la maggioranza di deputati e senatori sia costituita da medici?

Ma ancor più paradossale che a decidere della salute delle donne e della loro libertà personale siano ancora una volta solo uomini.

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Mafia

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Sono stato da sempre della genuina opinione che la mafia sia stata trattata in maniera inadeguata come problema nel suo complesso. Combatterla non può’ essere il frutto di azioni isolate e scoordinate fra loro. Questo non può funzionare contro meccanismi come quelli dell’organizzazione mafiosa che al contrario hanno una loro coerenza intrinseca ed una struttura organizzativa ben delineata, per non parlare del fatto che possono contare su risorse finanziarie ed umane solide. Non a caso definiamo spesso questi gruppi “criminalità organizzata” con una terminologia che ci fa un po’ pensare al mondo dei tabù linguistici, gli stessi che ci fanno chiamare operatore ecologico lo spazzino. E’ proprio per questo motivo che non potrà’ mai essere efficace un’azione antimafiosa unilaterale, non conta combattere solo con la magistratura e le forze di polizia. L’azione antimafiosa deve essere a tutto campo, magistratura e polizia devono non solo reprimere e sanzionare, ma sostenere e proteggere tutte quelle agenzie sociali che concorrono a sviluppare individui sociali antimafiosi, come la scuola, i gruppi sociali, il mondo del lavoro i gruppi politici, gli uffici amministrativi dello stato. Per analogia, se volessimo comparare la mafia ad un cancro del fegato, è inutile rimuovere chirurgicamente il fegato malato perché il nostro corpo non può vivere senza il fegato ecco che se si può trovare il modo di affiancare alla cura chirurgica destruente una cura che, ad esempio tramite le cellule staminali possa portare alla rigenerazione di cellule buone del fegato potremo curare il tumore al fegato senza uccidere il paziente o mutilarlo irrimediabilmente.

I partiti politici sono per loro natura un gruppo sociale che si deve trovare in prima linea in questa lotta poiché è dai partiti politici che parte la classe dirigente futura dello stato e delle sue istituzioni, sviluppando al loro interno organi che rifiutino decisamente qualunque collusione con la mafia ed espellano con decisione tutti coloro per i quali esistano fondati sospetti di fiancheggiamento mafioso. Nessuno può fare il gioco dello scaricabarile, travestito da populismo, dicendo che lascia ai cittadini la responsabilità tramite l’esercizio democratico del voto, di eleggere o meno personaggi in odore di attività illecite.

La cultura può giocare un ruolo di primaria importanza nella lotta alla mafia. La storia parla chiaro in questo senso, sappiamo tutti che la mafia ha sempre reclutato le sue risorse umane e non solo la manovalanza sfruttando vasti serbatoi di basso sviluppo culturale. Gli intellettuali si devono perciò sentire investiti di una certa responsabilità’ in questo senso e non posso che trovarmi d’accordo con Saviano quando richiama, con il suo esempio prima ancora che con le sole esortazioni, gli scrittori ad un rigore che faccia essere tutti consci delle responsabilità anche di tipo culturale cui si incorre nell’uso della parola.

« Ad aver dato fastidio alle organizzazioni criminali è il mio lettore, non sono io. Il mio lettore è ciò che loro non vogliono, il fatto che in questo momento ne stiamo parlando, che ne hanno parlato tutti i giornali, che continuano ad uscire libri, che continuano a nascere documentari, è tutto questo che loro non vogliono, è l’attenzione su di loro, sui loro nomi, soprattutto sui loro affari »

(Roberto Saviano sul suo libro ” Gomorra”)

Questa è una delle frasi che più mi ha fatto riflettere e che più ancora mi ha convinto della potenza della parola.

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L’uomo moderno autodistruttore

Porto Corsini 02/07/2003

L’uomo nella sua accelerazione moderna della perdita di ideali sembra comunque conservare una dote fra tutte: quella di rovinare le cose a propria immagine e somiglianza !

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