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Meditazioni | Gianluigi Conti (Ben) IZ4BZC
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Costa Concordia – il fattore umano

concordiaIl grave incidente occorso alla nave passeggeri Costa Concordia nella notte del 13 gennaio 2012 all’isola del Giglio, mi ha fatto meditare su una serie di cose legate all’attività che svolgo di docente del GMDSS (Global Maritime Distress and Safety System) per l’ottenimento del GOC (General Operator Certificate).
Ogni grande incidente verificatosi nel corso della storia, ha stimolato la revisione di quanto accaduto al fine di prendere spunti dall’analisi di una tragedia per trasformarli in una lezione con cui migliorare i sistemi di prevenzione e risoluzione delle emergenze. Quello che è emerso, a mio avviso da questo ultimo incidente della nave Costa Concordia, è che la stragrande maggioranza dei problemi presentatisi è dovuta al fattore umano ed è proprio il corpo docente delle scuole marittime, che è dedicato alla formazione delle risorse umane impiegate su queste navi e che deve sentirsi a sua volta coinvolto nell’analisi dei fatti e nel processo di miglioramento continuo dell’addestramento.
Gli elementi che mi sono venuti in mente per primi sono i seguenti, ma ben vengano commenti da parte di chi come me si sente coinvolto dall’argomento.

Il comandante e gli ufficiali a lui vicini erano consci del fatto che la navigazione di una nave di quel genere, di quella stazza ed a quella velocità in una zona così prossima ad ostacoli ed alla costa è pericolosissima quand’anche non vietata. Lo sapeva quasi certamente anche l’armatore (vista la frequenza con cui questo si verificava) e che ha selezionato il personale di comando ed il suo staff diretto ed a cui ha affidato le sorti di grandi quantità di vite umane e beni di alto valore. Piscis primum a capite foetet e la solita storia si ripete, le responsabilità devono essere sempre distribuite a chi detiene il potere dei processi decisionali. Ad ulteriore dimostrazione di questo, il fatto che il personale di bassa forza è proprio quello che si è comportato meglio, facendo il suo dovere ed aiutando i passeggeri in difficoltà ad abbandonare la nave.
Anche le autorità preposte al controllo del traffico marittimo non potevano, con gli strumenti e le tecnologie a disposizione oggigiorno (e.g. AIS e RADAR ARPA), ignorare la quasi abituale conduzione di queste navi in zone pericolose per la navigazione.

Visto che è impensabile credere che le apparecchiature GMDSS e di navigazione di una nave di quel genere e di quel valore non fossero in regola ed adeguatamente manutenzionate per consentire l’invio di un distress, dobbiamo quindi pensare che è stato rimandato per deliberata decisione del comandante, portando la macchina dei soccorsi ad essere allertata ed ordinando l’abbandono nave solo quando la situazione si era deteriorata al punto da rendere queste operazioni difficili ed estremamente pericolose.

Ultimo e non ultimo, un problema legato all’infrastruttura tecnologica di emergenza. È altamente probabile che una nave a seguito di vari eventi catastrofici che richiedono l’abbandono, veda compromessa proprio la stabilità. Tutti hanno notato, per testimonianza degli stessi passeggeri, che l’evacuazione della nave tramite scialuppe e zattere pneumatiche di salvataggio quando questa era già fortemente sbandata, è estremamente difficile se non impossibile. Su questo dettaglio dovranno concentrarsi i pensieri dei tecnici affinché si studino mezzi di ammaino e di abbandono nave più adeguati a consentire queste manovre anche in caso di forte sbandamento dello scafo, specialmente per le navi passeggeri.

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Fare i conti con il passato per capire il presente

detenzione_identificazioneDurante gli anni della scuola, quando ho avuto l’opportunità di studiare il periodo fascista e la seconda guerra mondiale, mi sono sempre posto una domanda che non trovava negli insegnanti e negli adulti in genere una risposta convincente. Al di là della dichiarazione quasi universale del: mai più dovrà succedere, quello che mi assillava veramente era: come è potuto accadere che le persone di una o due generazioni precedenti alla nostra abbiano potuto perpetrare, consentire, una cosa del genere. Come si è potuto permettere che si ripetessero dei pogrom su scala così estesa? Come si è potuto organizzare una detenzione ed uno sterminio di massa addirittura in maniera sistematica? Ne ho parlato anche in un precedente post sulla giornata della memoria.
Dovevano passare molti anni per scoprire dolorosamente come possano succedere cose di questo genere e come possano apparire abbastanza normali ai comuni cittadini ma che tanto comuni poi non sono.
Aver cercato lavoro e lavorato io stesso all’estero per tanti anni, mi ha permesso di sviluppare con ogni probabilità un diverso punto di vista ed una diversa sensibilità a questi problemi, anche se io ho sempre fatto esperienza facendo parte del gruppo più fortunato di emigranti, quelli che vengono dal primo mondo.
E’ giudicato comprensibile che cittadini del nostro paese vadano all’estero per cercare lavoro e possibilità di vivere secondo le proprie inclinazioni ed aspirazioni e concorrere così allo sviluppo della società. Questo concetto non viene però ritenuto legittimo quando si considerano alcuni cittadini di altre nazionalità. Ancora più grave oltre che ritenere illegittima questa aspirazione, la si ritiene passibile di una punizione come la privazione della libertà individuale e la reclusione in quello che di fatto è un campo di concentramento. Viene da chiedersi se lo sterminio di massa si aggiungerà presto alle cose che possiamo considerare normali.
Non bisogna cercare disperatamente nei mezzi di informazione in rete per scoprire come strutture e comportamenti delle nostre società sia in Italia che all’estero, siano all’ordine del giorno e rendano ridicole le dichiarazioni che vengono fatte parlando dei lager nazisti, come è potuto succedere? Mai più dovrà ripetersi!
Adesso riesco a capire meglio, un tempo, come del resto accade anche oggi, la il governo fascista proponeva alla società istanze che, nel mucchio, potevano anche risultare ragionevoli e condivisibili, a chi non farebbe piacere aggiungere un giorno di festa a scapito della settimana lavorativa? Questo permette di manipolare nel contempo l’informazione e con essa le idee e nascondere il reale contenuto delle iniziative più scellerate. Se riesco a dare il giusto rilievo ai vandalismi dei black-block, poi ogni repressione della protesta suonerà legittima.
Eppure oggi quelli che un tempo denominati CPT (Centri di Permanenza Temporanea) ed oggi ridefiniti CIE (Centri di Identificazione ed Espulsione) si configurano come veri e propri lager dove cittadini stranieri vengono rinchiusi, privati della loro libertà e costretti a vivere in condizioni che non esito a definire disumane. Tutto ciò è intollerabile e dovrebbe sembrare intollerabile ad ogni persona che voglia considerarsi civile.
Mi è capitato all’estero di vedere sottoposti a controlli cittadini italiani che recatisi in vacanza, avevano dimenticato il proprio documento di identità ed erano pertanto da considerarsi dei clandestini, mi è venuto in quell’occasione da pensare che impressione avrebbe prodotto in loro, l’essere rinchiusi in una sorta di lager per un periodo fino a 18 mesi.
Che le condizioni in cui queste persone sono costrette a vivere in maniera coatta, siano da considerarsi disumane è altrettanto fuori di dubbio, tanto che lo hanno denunciato a più riprese anche rappresentanti di organi internazionali come l’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (Acnur).
Descrivere questi ambienti è inutile perché riesce addirittura difficile che in Italia possano esistere cose del genere in questa epoca. Ed è ancora più intollerabile perché non rende merito alla memoria di tanti lavoratori italiani che si sono recati all’estero per lavorare dalle miniere del Belgio alle campagne e metropoli del continente americano.
Credo che sia importante continuare a parlarne ed a diffondere la cultura che stranieri o meno ci si trova davanti prima di tutto a persone umane e che il concetto di diversità è un pensiero ristretto adatto a menti ristrette.
Pochi giorni fa è accaduto l’ennesimo fatto esemplare di questa mentalità razzista. Una ragazza di sedici anni dopo aver fatto sesso con il fidanzato per giustificare la perdita della verginità davanti ai propri famigliari non ha trovato nulla di meglio che inventare una bugia in cui reclamava di essere stata stuprata da due uomini di etnia Rom. Un folto gruppo di persone si è allora riunito con la scusa di vendicare l’accaduto ed ha incendiato e devastato un campo Rom. Una volta messa alle strette, la ragazza ed il fratello hanno confessato di essersi inventati tutto per non incorrere nelle reprimende dei genitori.
Le cose gravi sono tante:
Alla ragazza la prima cosa che è venuta in mente è stata che per apparire plausibile, un’accusa di stupro, andasse addebitata a uomini di etnia Rom.
Che le persone che hanno organizzato la spedizione non l’abbiano fatto con l’intenzione di colpire qualcuno sospettato di essere l’autore di un crimine, ma scegliere vittime da colpire a caso.
Che le forze deputate a mantenere l’ordine pubblico non siano riuscite a fermare l’azione da far west dei criminali.
Ma una delle cose più sconvolgenti è stato che i mezzi di informazione abbiano titolato in prima battuta la notizia con dichiarazioni di chiaro stampo razzista.
Infine la cosa a mio avviso più grave culturalmente è che, a valle della smentita sulla violenza da parte della ragazza, gli organi di informazione abbiano dichiarato come ingiustificato il raid della squadraccia razzista. Perché, se lo stupro fosse stato reale, sarebbe stato giustificabile un atteggiamento del genere?

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Vegetariani e contenti

vegfood Giusto per ricordare a tutti che dall’uno al sette Ottobre si celebra anche quest’anno la Vegetarian Week, la settimana dedicata alla conoscenza ed alla celebrazione di una scelta che dietro ad una dieta, nasconde motivazioni molto articolate. Sono vegetariano da circa ventisei anni e, da quando ho fatto questa scelta, non ho mai provato nemmeno un minuto di rimpianto. Se non altro penso di poter essere una dimostrazione vivente che si può vivere senza praticare nessuna violenza sugli animali. Se fino a pochi anni fa, si faceva una certa fatica a praticare una dieta vegetariana, specialmente viaggiando molto all’estero come me, oggi è sempre più diffusa la possibilità di trovare in qualsiasi ristoro più di una pietanza che soddisfi i criteri che abbiamo scelto. Anche dal punto di vista culturale non è più possibile ignorare i buoni motivi per praticare il vegetarianismo, tanto che possiamo parlare ormai di questo secolo come di un’era vegetariana. Come dicevo prima, sono molteplici i motivi per cui si può essere vegetariani, io li condivido praticamente tutti; la passione per gli animali e quindi l’esclusione di qualsiasi violenza nei loro confronti; la negazione della sarcofagia, perché nutrirsi dei cadaveri di altri esseri si è rivelato sempre più malsano, specialmente per il modo in cui vengono allevati e nutriti oggi gli animali destinati alla macellazione. Se poi pensiamo a quali superfici coltivate dobbiamo destinare alla zootecnia, diventa evidente che in un pianeta dove ci sono persone che muoiono di fame, a quelle salutistiche si aggiungono forti motivazioni morali nei confronti dei nostri simili. È scientificamente dimostrato che non esiste invece nessun argomento a supporto dell’uso della carne nella dieta fin dall’infanzia. Non esiste nelle carni degli animali nessun elemento che sia insostituibile per una crescita sana, anzi esistono dimostrazioni scientifiche che la dieta vegetariana fa bene, allontana i pericoli di malattie cardiovascolari e, nelle donne costituisce, se praticata fin dall’infanzia, un fattore di protezione dai tumori mammari.
Se avete dei dubbi, documentatevi sulle infinite risorse della rete e vedrete che gli alibi ad una dieta di carne rimarranno ben pochi. Non ho corredato questo articolo di nessun link a risorse particolari proprio per sottolineare che la rete vi può restituire un’informazione così articolata e numerosa che sarebbe estremamente riduttivo citarne qui solo alcuni.
Buon vegetarianismo a tutti.

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L’uomo della strada, che etichetta!

label-iconIl trucco è probabilmente vecchio come il mondo, anche se ad accorgersene sono stati sociologi del secolo scorso, l’hanno chiamata teoria dell’etichettamento o della reazione sociale e, utilizzata per spiegare l’origine della devianza sociale e più in particolare della costruzione del criminale abituale come risultato di un ambiente sociale di disistima.
Sarebbe appunto la stigmatizzazione eccessiva ed abituale, secondo questa teoria a far si che la percezione di se dell’individuo si ristrutturi, portandolo più facilmente a delinquere veramente o in maniera recidiva. Fra l’altro questo atteggiamento della società colpisce di più i delinquenti dei ceti meno abbienti, quelli che in genere producono crimini meno gravi o che hanno un impatto meno notevole sulla società, ed in misura molto minore per non dire nulla quelli più ricchi, che tutti sono portati a perdonare senza grosse esitazioni. Il primo esempio che mi viene in mente è la condanna unanime di un reato molto deplorevole come lo scippo ad una persona anziana dei suoi pochi risparmi, mentre siamo molto indulgenti con un politico criminale che abbia ad esempio fatto affari mafiosi con una discarica abusiva di rifiuti tossici, facendo ammalare di cancro centinaia di bambini.
Questa teoria è detta dagli anglosassoni labelling theory ed è mia convinzione che ne facciano uso sempre più frequente i giornalisti che dai vari media ci bombardano ogni giorno di notizie, ma con particolare riferimento ai media televisivi, quando ci imboniscono con un falso atteggiamento da uomo cosiddetto della strada per descrivere con domande ed affermazioni quello che chiederebbe o sarebbe portato a pensare il cittadino medio.
Proprio in base a questo meccanismo che ci mette per così dire in bocca le domande ed anche le risposte, pilotano la costruzione del nostro modo di pensare verso una sempre più grande banalità e condiscendenza. Per rafforzare questo concetto con dimostrazioni che abbiano il crisma della scientificità, ci propinano pure piccole interviste a persone per strada, nascondendoci un dato elementare come il fatto che queste interviste sono anche esse selezionate accuratamente in base a specifici criteri. Del resto questi trucchetti sono usati ormai a tutto campo, ad esempio quando si raccolgono votazioni fatte tramite SMS con il telefono cellulare dove si restringe di fatto l’elettorato ad una categoria di cittadini che usano con disinvoltura questo tipo di strumento e che prendono additrittura a prestito il telefono cellulare di amici e parenti per moltiplicare il loro voto per il cantante preferito quandanche non ci sia la certezza che alcuni abbiano utilizzato i servizi dei call-center per organizzare una truffa bella e buona.
Ma siamo proprio sicuri che, trovandoci di fronte a quel politico che l’anchor man di turno sta intervistando in quel momento anche noi faremmo delle domande così stupide e ci accontenteremmo di risposte così apertamente menzognere?

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8 Marzo

La constatazione che l’Italia, e per Italia non si puó che intendere come al solito le statistiche descrittive di ció che riflette la cultura, la politica e la vita quotidiana della popolazione che ha questa cittadinanza, la constatazione dicevo, che siamo una delle nazioni piú arretrate nella parità fra i generi maschile e femminile, non puó che portare a meditare piú o meno amaramente su come una generazione come la mia, cresciuta con ideali proiettati verso una modernità che non poteva certo prescindere da un riconoscimento delle parità di ruoli tra uomini e donne che voleva dire anche valorizzare le peculiarità di questi generi. Questo avrebbe significato vivere in una società non solo piú giusta, ma anche piú ricca per l’enorme accrescimento culturale che un contributo cosí corale e meno monotematico avrebbe portato.
Oggi vorrei approfittare per dire che anche se in una giornata come questa ci si sente, da uomini, frustrati, vergognosi, mortificati dai numeri della statistica, é forse proprio il momento giusto per tenere duro ed andare avanti. Continuare a promuovere una cultura in cui non ci sia bisogno di quote rosa, ché già questa é una definizione mortificante da sola. Ed allora non c’é bisogno di essere donna per dare spazio ad una cultura al femminile, ad una società che non chiama degli uomini ancora una volta a fare leggi per le donne, ma che dia semplicemente spazio alle donne a determinarsi, dia appoggio, apprezzamento, piú che pura tutela, inquadramento.
Continuiamo quindi a promuovere conoscenza, una cultura che dia gli strumenti per capire, ad esempio la differenza che c’é tra una pubblicità fatta da una donna, da una in cui si si usa il corpo di una donna e, credetemi, la differenza c’é!

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Internet voci dall’oriente profondo

Nasce un sito dove le voci dei blogger cinesi che popolano la rete vengono tradotte per farci conoscere la loro realtà al di là della barriera linguistica.
Una conferma, se ce n’era bisogno, della grande libertà e della grande potenzialità di internet nella diffusione delle idee.
Si, internet come ultimo terreno difficile se non quasi impossibile da colonizzare o monopolizzare da parte dei poteri costituiti.
Un terreno incui le persone possono esprimersi individualmente nei blog, diventare coro nei social network, mobilitare gente sia virtualmente tramite le petizioni che praticamente accordandosi su un luogo in cui essere presenti e trovarsi a manifestare.
Ecco quindi Caratteri Cinesi http://carattericinesi.china-files.com/ un punto di contatto nuovo un sito dove il meglio dei blog cinesi viene tradotto in italiano.
Un vecchio proverbio cinese dice: Anche un viaggio di mille miglia inizia con un primo passo.
I blogger cinesi hanno fatto i primi passi, ora facciamoli noi leggendo!

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Assolutamente assoluto!


Un politico parla dal palco ed enuncia le sue idee, tutte sono infarcite di un avverbio che domina il discorso, colonizza ogni soggetto ASSOLUTAMENTE!
Un giornalista intervista qualcuno per strada: le piacciono le linguine con il pesto alla genovese? ASSOLUTAMENTE!
Questo avverbio ha ormai colonizzato in maniera così pervasiva il nostro interloquire che non ce ne rendiamo nemmeno conto.
A parte che l’uso di questo avverbi viene dall’espressione anglosassone absolutely yes oppure absolutely not , per cui risulta inappropriato l’uso isolato se la si mutua da un’altra lingua ma può assumere anche valore negativo o affermativo a seconda del contesto.
Per ellissi dell’affermazione o della negazione il termine ha ormai assunto l’aspetto di un marchio di fabbrica di un nuovo linguaggio.
Viene abbandonato il relativismo delle opinioni e tutto assume un aspetto totalitario che non ammette repliche. Chi lo usa non ha dubbi, esclude a priori ogni discussione la possibilità di venire incontro agli altri, di cercare accordi di stabilire compromessi. Stabilisce un legame sempre più pericoloso, una sorte di parentela stretta con il fanatismo delle idee.
Ancora chi lo usa pretende obbedienza sostituendo l’imperativo categorico di un tempo con l’aggettivo più moderno assoluto. Nel discorso che lo contiene, non c’è più bisogno di esemplificare, di giustificare, di spiegare, l’aderenza al concetto deve essere totale, assoluta per l’appunto.
Lo sa bene Cetto la Qualunque che addirittura inventa nuovi avverbi per sottolineare questo nuovo dominio dello stato dittatoriale dei concetti.

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Le 10 strategie della manipolazione mediatica

Riporto questa interessante lista delle strategie della manipolazione mediatica ad opera di Noam Chomsky, sicuro che tutti voi riconoscerete, come è successo a me, e con estrema facilità, quanto rispecchino le tecniche adottate dai progettisti del messaggio che ci viene propinato giornalmente attraverso i media della comunicazione.

DI NOAM CHOMSKY visionesalternativas.com
Il linguista Noam Chomsky ha elaborato la lista delle “10 Strategie della Manipolazione” attraverso i mass media.
1 – La strategia della distrazione.
L’elemento principale del controllo sociale è la strategia della distrazione che consiste nel distogliere l’attenzione del pubblico dai problemi importanti e dai cambiamenti decisi dalle élites politiche ed economiche utilizzando la tecnica del diluvio o dell’inondazione di distrazioni continue e di informazioni insignificanti. La strategia della distrazione è anche indispensabile per evitare l’interesse del pubblico verso le conoscenze essenziali nel campo della scienza, dell’economia, della psicologia, della neurobiologia e della cibernetica. “Sviare l’attenzione del pubblico dai veri problemi sociali, tenerla imprigionata da temi senza vera importanza. Tenere il pubblico occupato, occupato, occupato, senza dargli tempo per pensare, sempre di ritorno verso la fattoria come gli altri animali (citato nel testo “Armi silenziose per guerre tranquille”).
2 – Creare il problema e poi offrire la soluzione.
Questo metodo è anche chiamato “problema – reazione – soluzione”. Si crea un problema, una “situazione” che produrrà una determinata reazione nel pubblico in modo che sia questa la ragione delle misure che si desiderano far accettare. Ad esempio: lasciare che dilaghi o si intensifichi la violenza urbana, oppure organizzare attentati sanguinosi per fare in modo che sia il pubblico a pretendere le leggi sulla sicurezza e le politiche a discapito delle libertà. Oppure: creare una crisi economica per far accettare come male necessario la diminuzione dei diritti sociali e lo smantellamento dei servizi pubblici.
3 – La strategia della gradualità.
Per far accettare una misura inaccettabile, basta applicarla gradualmente, col contagocce, per un po’ di anni consecutivi. Questo è il modo in cui condizioni socioeconomiche radicalmente nuove (neoliberismo) furono imposte negli anni ‘80 e ‘90: uno Stato al minimo, privatizzazioni, precarietà, flessibilità, disoccupazione di massa, salari che non garantivano più redditi dignitosi, tanti cambiamenti che avrebbero provocato una rivoluzione se fossero stati applicati in una sola volta.
4 – La strategia del differire.
Un altro modo per far accettare una decisione impopolare è quella di presentarla come “dolorosa e necessaria” guadagnando in quel momento il consenso della gente per un’applicazione futura. E’ più facile accettare un sacrificio futuro di quello immediato. Per prima cosa, perché lo sforzo non deve essere fatto immediatamente. Secondo, perché la gente, la massa, ha sempre la tendenza a sperare ingenuamente che “tutto andrà meglio domani” e che il sacrificio richiesto potrebbe essere evitato. In questo modo si dà più tempo alla gente di abituarsi all’idea del cambiamento e di accettarlo con rassegnazione quando arriverà il momento.
5 – Rivolgersi alla gente come a dei bambini.
La maggior parte della pubblicità diretta al grande pubblico usa discorsi, argomenti, personaggi e una intonazione particolarmente infantile, spesso con voce flebile, come se lo spettatore fosse una creatura di pochi anni o un deficiente. Quanto più si cerca di ingannare lo spettatore, tanto più si tende ad usare un tono infantile. Perché? “Se qualcuno si rivolge ad una persona come se questa avesse 12 anni o meno, allora, a causa della suggestionabilità, questa probabilmente tenderà ad una risposta o ad una reazione priva di senso critico come quella di una persona di 12 anni o meno (vedi “Armi silenziosi per guerre tranquille”).
6 – Usare l’aspetto emozionale molto più della riflessione.
Sfruttare l’emotività è una tecnica classica per provocare un corto circuito dell’analisi razionale e, infine, del senso critico dell’individuo. Inoltre, l’uso del tono emotivo permette di aprire la porta verso l’inconscio per impiantare o iniettare idee, desideri, paure e timori, compulsioni, o per indurre comportamenti….
7 – Mantenere la gente nell’ignoranza e nella mediocrità.
Far sì che la gente sia incapace di comprendere le tecniche ed i metodi usati per il suo controllo e la sua schiavitù. “La qualità dell’educazione data alle classi sociali inferiori deve essere la più povera e mediocre possibile, in modo che la distanza creata dall’ignoranza tra le classi inferiori e le classi superiori sia e rimanga impossibile da colmare da parte delle inferiori” (vedi “Armi silenziosi per guerre tranquille”).
8 – Stimolare il pubblico ad essere favorevole alla mediocrità.
Spingere il pubblico a ritenere che sia di moda essere stupidi, volgari e ignoranti…
9 – Rafforzare il senso di colpa.
Far credere all’individuo di essere esclusivamente lui il responsabile della proprie disgrazie a causa di insufficiente intelligenza, capacità o sforzo. In tal modo, anziché ribellarsi contro il sistema economico, l’individuo si auto svaluta e si sente in colpa, cosa che crea a sua volta uno stato di depressione di cui uno degli effetti è l’inibizione ad agire. E senza azione non c’è rivoluzione!
10 – Conoscere la gente meglio di quanto essa si conosca.
Negli ultimi 50’anni, i rapidi progressi della scienza hanno creato un crescente divario tra le conoscenze della gente e quelle di cui dispongono e che utilizzano le élites dominanti. Grazie alla biologia, alla neurobiologia e alla psicologia applicata, il “sistema” ha potuto fruire di una conoscenza avanzata dell’essere umano, sia fisicamente che psichicamente. Il sistema è riuscito a conoscere l’individuo comune molto meglio di quanto egli conosca sé stesso. Ciò comporta che, nella maggior parte dei casi, il sistema esercita un più ampio controllo ed un maggior potere sulla gente, ben maggiore di quello che la gente esercita su sé stessa.
 

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Battaglia in alto mare – la guardia costiera libico-italiana spara ad un peschereccio ad altezza d’uomo

battagliainmareOrmai la cronaca ne parla da due giorni ed a molti sara’ sembrato incredibile come si sia potuto verificare un episodio del genere. Una guardia costiera straniera che spara su una unita’ battente bandiera italiana in acque internazionali normalmente potrebbe essere presa come un atto di guerra a tutti gli effetti, anche se sembra che l’amicizia sancita dai nostri rinnovati rapporti diplomatici possa prevedere anche questo e cioe’ che i nostri amici possano spararci addosso. Ancora piu’ singolare e’ il fatto che a bordo ci fossero militari italiani a fornire consulenza, su cosa? Su come essere piu’ letali?
Per fortuna il ministro dell’interno ha chiarito insieme a quello degli esteri gli estremi dell’incidente, avevano scambiato un’unita’ da pesca italiana per un barcone di clandestini, ma e’ messa cosi’ male la nostra flotta da pesca?
Comunque scuse accettate, se hanno pensato che fossero clandestini ed ancor peggio negri, hanno fatto bene a sparare! E’ dunque questo il contenuto dell’accordo fatto per contrastare l’immigrazione clandestina? Se incontrano dei clandestini gli sparano? Mmmmhh non mi sembra una cosa molto ortodossa.

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Armi di distrazione di massa

big-brotherIl rumore mediatico sembra essere l’arma migliore di questi tempi per manipolare l’opinione pubblica.
Questo tipo di strumento ha da sempre affiancato l’uso della forza fisica nell’esercizio del potere, ma in particolare da qualche anno, l’uso oculato dei media ha sostituito l’uso della forza fisica o perlomeno l’eccesso di uso della forza fisica sia per la sua maggiore accettabilità sotto il profilo sociale che per la sua maggiore economicità anche perchè a questa si unisce un inevitabile vantaggio di marketing.
Del resto l’uso della forza fisica e più in particolare il suo eccesso è stato bollato da più eminenti scuole sociologiche come uno stato di deflazione del potere.
Per spiegarci meglio facciamo alcuni esempi di tecniche che ho chiamato

di distrazione di massa:

Tecnica dell’ottimismo – Riduzione degli spazi di informazione dedicati alla politica interna ed alla politica estera a favore di eventi in cui il governo (all’apparenza) non ha nessuna colpa come inondazioni, terremoti, omicidi passionali. Quiz preserali in cui i partecipanti combattono in qualche modo fra di loro invece di essere tutti solidali ed aiutarsi a vincere, questo è un tipico esempio di convenienza economica per chi esercita il potere perchè gli ascoltatori non si rendono conto che sono loro stessi a rimborsare il premio.
Tecnica della paura ingiustificata – Esempio principe è stata l’influenza aviaria in cui si paventava che il mondo civile potesse essere distrutto da un raffreddore dei polli. Meraviglioso esempio della sua spettacolarizzazione e sfruttamento nel tempo, fu il giornalista Lamberto Sposini che mangiava il pollo in diretta al TG per poi simulare di essersi sentito male nei giorni successivi. Il delitto di Cogne segue nel filone della cronaca nera seguito da altri esempi eccellenti sfruttati anche come prodotti secondari per propagare il messaggio che la magistratura è incapace ed allora ci vogliono avvocati famosi che entrano sulla scena, raccolgono la loro dose di popolarità e poi abbandonano il palcoscenico.
Eventi periodici – Dal campionato di calcio, al festival di Sanremo tutta una pletora di eventi che inflazionano il palinsesto nelle fasce orarie di maggiore ascolto e che distolgono lo sguardo del pubblico dalla cattiva amministrazione della cosa pubblica e dal proprio salario.
Lo scaricabarile – Individuare colpevoli del momento dei vari mali del mondo, dal capo di stato che minaccia tutto e tutti, che si vuole dotare del nucleare, valga per tutti l’epitome di questo esempio in cui si arrivò a mentire su scala mondiale sul possesso di armi di distruzione di massa da parte dell’Iraq. Il diverso poi funziona anche su scala locale oltre che nazionale e chi delinque è per forza straniero oppure omosessuale come dice oggigiorno anche il nuovo decano della psichiatria mondiale cardinal Bertone.
I dibattiti riciclati – Periodicamente si va dalla moglie del presidente gran gnocca al dibattito sull’aborto per determinare se una masturbazione maschile possa essere paragonata alla shoà se non per efferatezza del gesto per quantità di potenziali vite sprecate.

Ben più difficile, almeno per il momento la colonizzazione totale di un mezzo come internet che nonostante la presenza di grandi monopolisti offre strumenti creati dalla comunità per la comunità e che sarà arduo imbrigliare in modo massiccio, non a caso i media televisivi dopo aver fatto ricorso ormai in modo esteso alla rete per mutuare le proprie notizie poichè questi strumenti hanno ormai surclassato le grandi agenzie di stampa, ne demonizzano l’uso in special modo da parte dei giovani fino ad inventarsi le cliniche per la disintossicazione da internet.

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