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Fare i conti con il passato per capire il presente | Gianluigi Conti (Ben) IZ4BZC

Fare i conti con il passato per capire il presente

detenzione_identificazioneDurante gli anni della scuola, quando ho avuto l’opportunità di studiare il periodo fascista e la seconda guerra mondiale, mi sono sempre posto una domanda che non trovava negli insegnanti e negli adulti in genere una risposta convincente. Al di là della dichiarazione quasi universale del: mai più dovrà succedere, quello che mi assillava veramente era: come è potuto accadere che le persone di una o due generazioni precedenti alla nostra abbiano potuto perpetrare, consentire, una cosa del genere. Come si è potuto permettere che si ripetessero dei pogrom su scala così estesa? Come si è potuto organizzare una detenzione ed uno sterminio di massa addirittura in maniera sistematica? Ne ho parlato anche in un precedente post sulla giornata della memoria.
Dovevano passare molti anni per scoprire dolorosamente come possano succedere cose di questo genere e come possano apparire abbastanza normali ai comuni cittadini ma che tanto comuni poi non sono.
Aver cercato lavoro e lavorato io stesso all’estero per tanti anni, mi ha permesso di sviluppare con ogni probabilità un diverso punto di vista ed una diversa sensibilità a questi problemi, anche se io ho sempre fatto esperienza facendo parte del gruppo più fortunato di emigranti, quelli che vengono dal primo mondo.
E’ giudicato comprensibile che cittadini del nostro paese vadano all’estero per cercare lavoro e possibilità di vivere secondo le proprie inclinazioni ed aspirazioni e concorrere così allo sviluppo della società. Questo concetto non viene però ritenuto legittimo quando si considerano alcuni cittadini di altre nazionalità. Ancora più grave oltre che ritenere illegittima questa aspirazione, la si ritiene passibile di una punizione come la privazione della libertà individuale e la reclusione in quello che di fatto è un campo di concentramento. Viene da chiedersi se lo sterminio di massa si aggiungerà presto alle cose che possiamo considerare normali.
Non bisogna cercare disperatamente nei mezzi di informazione in rete per scoprire come strutture e comportamenti delle nostre società sia in Italia che all’estero, siano all’ordine del giorno e rendano ridicole le dichiarazioni che vengono fatte parlando dei lager nazisti, come è potuto succedere? Mai più dovrà ripetersi!
Adesso riesco a capire meglio, un tempo, come del resto accade anche oggi, la il governo fascista proponeva alla società istanze che, nel mucchio, potevano anche risultare ragionevoli e condivisibili, a chi non farebbe piacere aggiungere un giorno di festa a scapito della settimana lavorativa? Questo permette di manipolare nel contempo l’informazione e con essa le idee e nascondere il reale contenuto delle iniziative più scellerate. Se riesco a dare il giusto rilievo ai vandalismi dei black-block, poi ogni repressione della protesta suonerà legittima.
Eppure oggi quelli che un tempo denominati CPT (Centri di Permanenza Temporanea) ed oggi ridefiniti CIE (Centri di Identificazione ed Espulsione) si configurano come veri e propri lager dove cittadini stranieri vengono rinchiusi, privati della loro libertà e costretti a vivere in condizioni che non esito a definire disumane. Tutto ciò è intollerabile e dovrebbe sembrare intollerabile ad ogni persona che voglia considerarsi civile.
Mi è capitato all’estero di vedere sottoposti a controlli cittadini italiani che recatisi in vacanza, avevano dimenticato il proprio documento di identità ed erano pertanto da considerarsi dei clandestini, mi è venuto in quell’occasione da pensare che impressione avrebbe prodotto in loro, l’essere rinchiusi in una sorta di lager per un periodo fino a 18 mesi.
Che le condizioni in cui queste persone sono costrette a vivere in maniera coatta, siano da considerarsi disumane è altrettanto fuori di dubbio, tanto che lo hanno denunciato a più riprese anche rappresentanti di organi internazionali come l’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (Acnur).
Descrivere questi ambienti è inutile perché riesce addirittura difficile che in Italia possano esistere cose del genere in questa epoca. Ed è ancora più intollerabile perché non rende merito alla memoria di tanti lavoratori italiani che si sono recati all’estero per lavorare dalle miniere del Belgio alle campagne e metropoli del continente americano.
Credo che sia importante continuare a parlarne ed a diffondere la cultura che stranieri o meno ci si trova davanti prima di tutto a persone umane e che il concetto di diversità è un pensiero ristretto adatto a menti ristrette.
Pochi giorni fa è accaduto l’ennesimo fatto esemplare di questa mentalità razzista. Una ragazza di sedici anni dopo aver fatto sesso con il fidanzato per giustificare la perdita della verginità davanti ai propri famigliari non ha trovato nulla di meglio che inventare una bugia in cui reclamava di essere stata stuprata da due uomini di etnia Rom. Un folto gruppo di persone si è allora riunito con la scusa di vendicare l’accaduto ed ha incendiato e devastato un campo Rom. Una volta messa alle strette, la ragazza ed il fratello hanno confessato di essersi inventati tutto per non incorrere nelle reprimende dei genitori.
Le cose gravi sono tante:
Alla ragazza la prima cosa che è venuta in mente è stata che per apparire plausibile, un’accusa di stupro, andasse addebitata a uomini di etnia Rom.
Che le persone che hanno organizzato la spedizione non l’abbiano fatto con l’intenzione di colpire qualcuno sospettato di essere l’autore di un crimine, ma scegliere vittime da colpire a caso.
Che le forze deputate a mantenere l’ordine pubblico non siano riuscite a fermare l’azione da far west dei criminali.
Ma una delle cose più sconvolgenti è stato che i mezzi di informazione abbiano titolato in prima battuta la notizia con dichiarazioni di chiaro stampo razzista.
Infine la cosa a mio avviso più grave culturalmente è che, a valle della smentita sulla violenza da parte della ragazza, gli organi di informazione abbiano dichiarato come ingiustificato il raid della squadraccia razzista. Perché, se lo stupro fosse stato reale, sarebbe stato giustificabile un atteggiamento del genere?

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