L’uomo della strada, che etichetta!

label-iconIl trucco è probabilmente vecchio come il mondo, anche se ad accorgersene sono stati sociologi del secolo scorso, l’hanno chiamata teoria dell’etichettamento o della reazione sociale e, utilizzata per spiegare l’origine della devianza sociale e più in particolare della costruzione del criminale abituale come risultato di un ambiente sociale di disistima.
Sarebbe appunto la stigmatizzazione eccessiva ed abituale, secondo questa teoria a far si che la percezione di se dell’individuo si ristrutturi, portandolo più facilmente a delinquere veramente o in maniera recidiva. Fra l’altro questo atteggiamento della società colpisce di più i delinquenti dei ceti meno abbienti, quelli che in genere producono crimini meno gravi o che hanno un impatto meno notevole sulla società, ed in misura molto minore per non dire nulla quelli più ricchi, che tutti sono portati a perdonare senza grosse esitazioni. Il primo esempio che mi viene in mente è la condanna unanime di un reato molto deplorevole come lo scippo ad una persona anziana dei suoi pochi risparmi, mentre siamo molto indulgenti con un politico criminale che abbia ad esempio fatto affari mafiosi con una discarica abusiva di rifiuti tossici, facendo ammalare di cancro centinaia di bambini.
Questa teoria è detta dagli anglosassoni labelling theory ed è mia convinzione che ne facciano uso sempre più frequente i giornalisti che dai vari media ci bombardano ogni giorno di notizie, ma con particolare riferimento ai media televisivi, quando ci imboniscono con un falso atteggiamento da uomo cosiddetto della strada per descrivere con domande ed affermazioni quello che chiederebbe o sarebbe portato a pensare il cittadino medio.
Proprio in base a questo meccanismo che ci mette per così dire in bocca le domande ed anche le risposte, pilotano la costruzione del nostro modo di pensare verso una sempre più grande banalità e condiscendenza. Per rafforzare questo concetto con dimostrazioni che abbiano il crisma della scientificità, ci propinano pure piccole interviste a persone per strada, nascondendoci un dato elementare come il fatto che queste interviste sono anche esse selezionate accuratamente in base a specifici criteri. Del resto questi trucchetti sono usati ormai a tutto campo, ad esempio quando si raccolgono votazioni fatte tramite SMS con il telefono cellulare dove si restringe di fatto l’elettorato ad una categoria di cittadini che usano con disinvoltura questo tipo di strumento e che prendono additrittura a prestito il telefono cellulare di amici e parenti per moltiplicare il loro voto per il cantante preferito quandanche non ci sia la certezza che alcuni abbiano utilizzato i servizi dei call-center per organizzare una truffa bella e buona.
Ma siamo proprio sicuri che, trovandoci di fronte a quel politico che l’anchor man di turno sta intervistando in quel momento anche noi faremmo delle domande così stupide e ci accontenteremmo di risposte così apertamente menzognere?

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