8 Marzo

La constatazione che l’Italia, e per Italia non si puó che intendere come al solito le statistiche descrittive di ció che riflette la cultura, la politica e la vita quotidiana della popolazione che ha questa cittadinanza, la constatazione dicevo, che siamo una delle nazioni piú arretrate nella parità fra i generi maschile e femminile, non puó che portare a meditare piú o meno amaramente su come una generazione come la mia, cresciuta con ideali proiettati verso una modernità che non poteva certo prescindere da un riconoscimento delle parità di ruoli tra uomini e donne che voleva dire anche valorizzare le peculiarità di questi generi. Questo avrebbe significato vivere in una società non solo piú giusta, ma anche piú ricca per l’enorme accrescimento culturale che un contributo cosí corale e meno monotematico avrebbe portato.
Oggi vorrei approfittare per dire che anche se in una giornata come questa ci si sente, da uomini, frustrati, vergognosi, mortificati dai numeri della statistica, é forse proprio il momento giusto per tenere duro ed andare avanti. Continuare a promuovere una cultura in cui non ci sia bisogno di quote rosa, ché già questa é una definizione mortificante da sola. Ed allora non c’é bisogno di essere donna per dare spazio ad una cultura al femminile, ad una società che non chiama degli uomini ancora una volta a fare leggi per le donne, ma che dia semplicemente spazio alle donne a determinarsi, dia appoggio, apprezzamento, piú che pura tutela, inquadramento.
Continuiamo quindi a promuovere conoscenza, una cultura che dia gli strumenti per capire, ad esempio la differenza che c’é tra una pubblicità fatta da una donna, da una in cui si si usa il corpo di una donna e, credetemi, la differenza c’é!

Similar Posts:

Share