Assolutamente assoluto!


Un politico parla dal palco ed enuncia le sue idee, tutte sono infarcite di un avverbio che domina il discorso, colonizza ogni soggetto ASSOLUTAMENTE!
Un giornalista intervista qualcuno per strada: le piacciono le linguine con il pesto alla genovese? ASSOLUTAMENTE!
Questo avverbio ha ormai colonizzato in maniera così pervasiva il nostro interloquire che non ce ne rendiamo nemmeno conto.
A parte che l’uso di questo avverbi viene dall’espressione anglosassone absolutely yes oppure absolutely not , per cui risulta inappropriato l’uso isolato se la si mutua da un’altra lingua ma può assumere anche valore negativo o affermativo a seconda del contesto.
Per ellissi dell’affermazione o della negazione il termine ha ormai assunto l’aspetto di un marchio di fabbrica di un nuovo linguaggio.
Viene abbandonato il relativismo delle opinioni e tutto assume un aspetto totalitario che non ammette repliche. Chi lo usa non ha dubbi, esclude a priori ogni discussione la possibilità di venire incontro agli altri, di cercare accordi di stabilire compromessi. Stabilisce un legame sempre più pericoloso, una sorte di parentela stretta con il fanatismo delle idee.
Ancora chi lo usa pretende obbedienza sostituendo l’imperativo categorico di un tempo con l’aggettivo più moderno assoluto. Nel discorso che lo contiene, non c’è più bisogno di esemplificare, di giustificare, di spiegare, l’aderenza al concetto deve essere totale, assoluta per l’appunto.
Lo sa bene Cetto la Qualunque che addirittura inventa nuovi avverbi per sottolineare questo nuovo dominio dello stato dittatoriale dei concetti.

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