Mafia

mafioso

Sono stato da sempre della genuina opinione che la mafia sia stata trattata in maniera inadeguata come problema nel suo complesso. Combatterla non può’ essere il frutto di azioni isolate e scoordinate fra loro. Questo non può funzionare contro meccanismi come quelli dell’organizzazione mafiosa che al contrario hanno una loro coerenza intrinseca ed una struttura organizzativa ben delineata, per non parlare del fatto che possono contare su risorse finanziarie ed umane solide. Non a caso definiamo spesso questi gruppi “criminalità organizzata” con una terminologia che ci fa un po’ pensare al mondo dei tabù linguistici, gli stessi che ci fanno chiamare operatore ecologico lo spazzino. E’ proprio per questo motivo che non potrà’ mai essere efficace un’azione antimafiosa unilaterale, non conta combattere solo con la magistratura e le forze di polizia. L’azione antimafiosa deve essere a tutto campo, magistratura e polizia devono non solo reprimere e sanzionare, ma sostenere e proteggere tutte quelle agenzie sociali che concorrono a sviluppare individui sociali antimafiosi, come la scuola, i gruppi sociali, il mondo del lavoro i gruppi politici, gli uffici amministrativi dello stato. Per analogia, se volessimo comparare la mafia ad un cancro del fegato, è inutile rimuovere chirurgicamente il fegato malato perché il nostro corpo non può vivere senza il fegato ecco che se si può trovare il modo di affiancare alla cura chirurgica destruente una cura che, ad esempio tramite le cellule staminali possa portare alla rigenerazione di cellule buone del fegato potremo curare il tumore al fegato senza uccidere il paziente o mutilarlo irrimediabilmente.

I partiti politici sono per loro natura un gruppo sociale che si deve trovare in prima linea in questa lotta poiché è dai partiti politici che parte la classe dirigente futura dello stato e delle sue istituzioni, sviluppando al loro interno organi che rifiutino decisamente qualunque collusione con la mafia ed espellano con decisione tutti coloro per i quali esistano fondati sospetti di fiancheggiamento mafioso. Nessuno può fare il gioco dello scaricabarile, travestito da populismo, dicendo che lascia ai cittadini la responsabilità tramite l’esercizio democratico del voto, di eleggere o meno personaggi in odore di attività illecite.

La cultura può giocare un ruolo di primaria importanza nella lotta alla mafia. La storia parla chiaro in questo senso, sappiamo tutti che la mafia ha sempre reclutato le sue risorse umane e non solo la manovalanza sfruttando vasti serbatoi di basso sviluppo culturale. Gli intellettuali si devono perciò sentire investiti di una certa responsabilità’ in questo senso e non posso che trovarmi d’accordo con Saviano quando richiama, con il suo esempio prima ancora che con le sole esortazioni, gli scrittori ad un rigore che faccia essere tutti consci delle responsabilità anche di tipo culturale cui si incorre nell’uso della parola.

« Ad aver dato fastidio alle organizzazioni criminali è il mio lettore, non sono io. Il mio lettore è ciò che loro non vogliono, il fatto che in questo momento ne stiamo parlando, che ne hanno parlato tutti i giornali, che continuano ad uscire libri, che continuano a nascere documentari, è tutto questo che loro non vogliono, è l’attenzione su di loro, sui loro nomi, soprattutto sui loro affari »

(Roberto Saviano sul suo libro ” Gomorra”)

Questa è una delle frasi che più mi ha fatto riflettere e che più ancora mi ha convinto della potenza della parola.

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