Teleimbonitori

12 Giugno 2003, Qualche posto nel cielo sopra la Germania

Vanna Marchi docet! marchi355_14372_0

Poco tempo fa avevo buttato giù su qualche foglio a quadretti una serie di note molto lapidarie su alcuni aspetti della televisione e del far televisione quand’ecco che puntuale la realtà ha superato ogni fantasia e si è autoevidenziata con una forza straordinaria.

Sì perché le riflessioni di cui parlo si riferiscono proprio ad uno degli aspetti più eclatanti della televisione, quello delle televendite e dei relativi teleimbonitori. Del resto se è vero da un lato che non esiste comunicazione senza feedback, la conferma perlomeno che il messaggio ha raggiunto il ricevente, nella televisione questo feedback si estrinseca tramite l’acquisto di beni e servizi da parte degli spettatori.

L’aumento della competizione tra media ha esacerbato la necessità che questa televisione saturi sempre di più i suoi spazi con questa grande televendita. Potremmo anche dire che questi venditori audio-visuali oggi sono una categoria che abbraccia un po’ tutti dai giornalisti ai presentatori etc.

Alcuni sono stati i grandi teleimbonitori ed anche qui Wanna Marchi docet, si evidenzia un altro aspetto eclatante della pubblicità e cioè la menzogna. Questi teleimbonitori così melliflui, a volte assertivi in pubblico, così ferocemente coercitivi nel contatto privato. Le minacce di maledizione, di iatture inenarrabili se non si compra un determinato prodotto.

Ma i teleimbonitori sono molto più numerosi di quanto non pensiamo. La televendita più grande è il TG, lì la truffa diventa ancora più perversa.

Mi ha dato una soddisfazione amara ma un po’ da premonitore lo scoprire che molto tempo dopo aver dichiarato che il TG è la più grande televendita, i trucchi e i meccanismi classici della televendita, i più eclatanti, gettato ogni pudore, si sono autoevidenziati. In coda al telegiornale si fa pure un quiz a premi con domande sui particolari, i più futili naturalmente, di notizie esposte durante la trasmissione del notiziario, se lo spettatore si ricorda, scatta un premio diretto in denaro anche se penso che questo non durerà molto perché altri concorrenti reclameranno presto l’invasione di campo.

La truffa televisiva è quanto mai sottile, “L’ho visto con i miei occhi”, “Lo hanno fatto vedere alla TV”, dice la gente convinta di quanto le hanno fatto vedere. Non si rende conto del fatto che queste cose le vengono fatte vedere appunto. Qui mi viene senza esitazione alla memoria Mc Luhan e la sua discussione sui media cosiddetti “caldi” e “freddi”, metafora di cui si serve per parlare della differenza fra televisione e radio. La televisione è sempre di più fascista, quello che propone non ammette repliche. L’unico feedback possibile è l’acquisto o meno, ma il messaggio è sempre indiscutibile e la saturazione dei canali percettivi (stanno già facendo esperimenti anche sull’olfatto) rende impossibile anche una rielaborazione dell’informazione non pilotata.

Anche nel caso dei talk-show il teleimbonitore è l’anchorman che vende il suo prodotto vestendolo di pluralismo ma nella realtà, guidando il gioco con inviti mirati e regolando con cura il dibattito. 003728-gabibbo

Antonio Ricci, per intenderci quello di Striscia la notizia, ha dato una geniale dimostrazione del paradosso della veridicità dei teleimbonitori, è riuscito a dare credibilità ad un pupazzo che è egli stesso l’epitome del teleimbonitore, il Gabibbo. La gente crede così ad un pupazzo come se fosse il testimonial della verità e si rivolge a lui per essere aiutata.

La televisione non insegna nulla! È proprio l’assenza di interazione a rendere impossibile per lo spettatore dello strumento didattico negando ogni spazio al dominio del dibattito, quello vero. Quello che è peggio è che oggi molti insegnanti tendono a copiare questo modello così deleterio, anche se la scuola è rimasta l’unica che che può insegnare qualcosa. È proprio per questo che bisognerebbe pagare meglio gli insegnanti e curare particolarmente la didattica.

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